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Libia, Italia invia 100 medici e 200 parà per curare i miliziani anti-Isis

TRIPOLI – L’Italia invierà a Misurata un contingente di 100 medici e infermieri militari, con la protezione di circa 200 parà, per curare i soldati libici che combattono contro l’Isis. Lo ha annunciato il ministro della Difesa Roberta Pinotti, spiegando che la missione era stata chiesta ormai da mesi all’Italia dal governo di Serraj. Il piano che sarà presentato oggi, 13 settembre, alle Camere, prevede la creazione di un ospedale da campo protetto dai militari, proprio nella città che fornisce il maggior numero di miliziani che combattono il Califfato, a Sirte. “E’ un obbligo morale, come è nostro dovere rispondere alla richiesta di aiuto del governo libico”, ha detto Pinotti. La decisione è stata anticipata dal quotidiano La Repubblica.

Intanto il Paese nordafricano è sempre più nel caos con gli scontri nei porti di petrolio. La cosiddetta Mezzaluna petrolifera è infatti caduta nelle mani del generale Khalifa Haftar, legato al Parlamento di Tobruk, la città dell’est che ancora non ha dato la fiducia al governo di Tripoli sostenuto dall’Onu e dalla comunità internazionale. Ma la capitale ha reagito agli attacchi annunciando una controffensiva.

Pinotti ha precisato che finora l’Italia ha “curato i feriti libici nei nostri ospedali o inviando medicine”, ma adesso l’intervento “lo faremo lì”. “La battaglia che hanno fatto le forze di Misurata contro i terroristi di Daesh è stata molto impegnativa – ha aggiunto – Ora hanno bisogno che l’Italia dia loro una mano lì perché dobbiamo poter curare questi valorosi combattenti contro il terrorismo e contro l’Isis“.

Il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, che riferirà in Parlamento assieme alla collega della Difesa, ha poi precisato che il governo italiano ha accolto la richiesta del governo di Tripoli di “inviare un ospedale militare, che ovviamente avrà le sue protezioni”. La missione è un “contributo tipico di quello che può fare l’Italia all’estero – ha spiegato il titolare della Farnesina – ossia aiutare i consolidamenti dei processi di stabilizzazione anche con le proprie forze armate”. In Libia “abbiamo bisogno che la situazione si consolidi, per far fronte al terrorismo e per gestire meglio l’emergenza migratoria”.

Ma il senatore di Forza Italia, Maurizio Gasparri, attacca: “È sconcertante che il Parlamento debba apprendere da un quotidiano che il governo intende impiegare 200 militari della Folgore in territorio libico. Il metodo del governo è inaccettabile”. Mentre il capogruppo dei deputati di Sinistra Italiana Arturo Scotto si dice molto preoccupato: “Sarebbe una scelta saggia evitare di entrare in un teatro tutt’altro che stabilizzato come la Libia, senza un chiaro indirizzo strategico”.

Sul campo intanto la situazione è incandescente. In meno di 24 ore i porti petroliferi di Zueitina, Brega, Sidra e Ras Lanuf sono caduti nelle mani delle forze del generalissimo Haftar. Il presidente della Camera dei rappresentanti (Hor) di Tobruk, Aqila Saleh, si è felicitato con le guardie delle installazioni petrolifere (vicine a Tripoli) per avere ceduto le installazioni “senza alcuna resistenza” e ha chiesto alla National Oil Corporation (Noc) di occuparsene “dopo che sarà conclusa la missione delle forze armate per proteggere i siti”.

La risposta da Tripoli non si è fatta attendere. Gli attacchi “minano la riconciliazione”, ha denunciato il Consiglio della presidenza e sul suo portale Facebook ha annunciato che il “ministro incaricato della Difesa è stato chiamato ad assumersi le sue responsabilità e a chiamare tutte le unità militari a far fronte all’aggressione contro le installazioni ed i porti per riprenderli ed assicurare la loro protezione”. C’è la “necessità della cooperazione tra il governo di Tripoli e le altre forze libiche, incluse quelle che si riconoscono in Haftar“, ha aggiunto al riguardo Gentiloni. Dopo la lotta all’Isis il conflitto in Libia vira adesso sulla guerra per la gestione dei terminal acuendo le divisioni, sempre più marcate, tra le due realtà politiche.