Blitz quotidiano
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Libia. Renzi resiste a guerra. Piano B: Tornado e commando

ROMA – Con Matteo Renzi in visita negli Stati Uniti aumenterà il pressing alleato (Obama in testa, Cameron e Hollande a supporto) per un coinvolgimento italiano nel teatro di guerra libico. Venerdì ci sarà la conferenza sul nucleare: in quel vertice Renzi ribadirà il no italiano a un intervento di terra ma, di fronte alle insistenze alleate, terrà aperte soluzioni di compromesso, un utilizzo limitato e circoscritto della forza da parte dell’Italia.

In pratica, spiega Fabio Martini su La Stampa, niente scarponi sul terreno (“boots on the ground”) ma piccole forze di elite formate da 10/15 uomini per operazioni selezionate e la disponibilità a far partire i caccia italiani, i Tornado. Niente invasione con un contingente occidentale in Libia, ma eventualmente, dietro richiesta di un governo legittimo in loco, raid mirati per far saltare le basi del terrorismo.

Il punto è che un governo legittimato a rappresentare gli interessi di una Libia che abbia superato le divisioni interne è lungi dall’essere operativo. Ancora ieri il governo autonominato di Al Serraj ha mancato l’obiettivo della fiducia, mentre il primo ministro della vecchia amministrazione a Tripoli ha decretato lo stato d’emergenza pur di impedire di essere esautorato dal nuovo governo.

E se la situazione precipita, con i miliziani Isis cacciati da Raqqa e dalle altre roccaforti sirio-irachene che convergono in Libia, un intervento militare esterno, anche senza l’autorizzazione di un governo legittimo, non sarebbe più rinviabile.

E qui si apre il varco italiano, che per effetto del pressing di Obama, potrebbe allargarsi. Davanti ad una esplicita richiesta libica e per dare seguito alla solenne richiesta (avanzata all’assemblea generale dell’Onu a settembre), di una «leadership italiana in Libia», il governo è disposto a dispiegare unità speciali all’interno delle quali troverebbero spazio – con modalità da valutare – le eccellenze militari italiane: Tornado e reparti speciali di piccole dimensioni ma di forte impatto operativo. In altre parole, no agli scarponi nel deserto, sì a piccoli nuclei (10-15 unità per volta) capaci di operare bliltz mirati. E, come extrema ratio, sì anche all’utilizzo dei Tornado. Dunque, una decisione italiana non c’è, anche perché la situazione in Libia resta fluida. (Fabio Martini, La Stampa)