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Lo scudo “made in Usa”: le tasse dovute si pagano, le sanzioni no

Il ministro del Tesoro Usa Timothy Geithner

Il ministro del Tesoro Usa Timothy Geithner

C’è scudo e scudo, c’è fisco e fisco, c’è paese e paese. O anche: dimmi che regola ti dai e ti dirò che nazione sei. Leggerete sui giornali o sentirete in tv che “Anche gli Usa adottano lo scudo fiscale”. Sottinteso o addirittura detto esplicitamente “come da noi, come quello di Tremonti”. Chissà in quanti tralasceranno un piccolo particolare: non è come da noi, è tutto il contrario.

L’Amministrazione statunitense offre a circa 15mila cittadini americani (15 mila su 250 milioni di abitanti, non proprio le nostre proporzioni tra evasori e popolazione) di riportare in patria i capitali illegalmente esportati “pagando le tasse dovute e con sanzioni ridotte”. Rileggere prego: “Pagando le tasse dovute”. L’offerta italiana è stata ben diversa: le tasse dovute non si pagano, si paga il 5 per cento su “tasse dovute” in media tra il 30 e il 40 per cento. Lo Stato americano non regala un dollaro di tasse a chi ha evaso all’estero, lo Stato italiano abbuona il 25/30 per cento.

L’agevolazione, l’incentivo americano è nella riduzione delle sanzioni, cioè nella riduzione della pena per chi ha commesso un reato. L’agevolazione, l’incentivo italiano è quello di non preoccuparsi di aver commesso un reato, ci si guadagna sotto forma di maxi sconto, non della pena ma del dovuto. Paese che vai, leggi, scudi, civiltà che trovi.

17 novembre 2009 | 18:21

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