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Migranti, cardinal Bagnasco (Cei): “Italia lasciata troppo sola”

ROMA – Nella accoglienza ai migranti l’Italia fa il possibile, ma è “troppo sola”. Il terremoto, che ha “falciato centinaia di vite”, ha dato anche una “lezione di incomparabile valore”. Il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana, ha “incorniciato” in questi due elementi della situazione italiana, sottolineando la propria preoccupazione per quanto gli “indicatori ufficiali” di Istat e Ministero del Lavoro dicono sulla economia del Paese e le ricadute sociali di questa: “Ci spiace dover dire e in alcuni casi ripetere”, ma come pastori “dobbiamo dar voce a chi non ha voce, o ne ha troppo poca”.

I dati ufficiali, sottolinea Bagnasco, “parlano chiaro: i nuovi contratti sono diminuiti del 12,1%; il prodotto interno lordo non è cresciuto, la disoccupazione, tra i 15 e i 24 anni, è salita al 39,2%. Anche la produzione industriale risulta diminuita dello 0.8%”. E aggiunge: “Siamo fortemente preoccupati che il patrimonio di capacità e di ingegno del nostro popolo sia costretto a emigrare, impoverendo così il Paese”.

La mancanza di lavoro e l’impoverimento di tante famiglie continuano a preoccupare il porporato, a maggior ragione dopo il terremoto nell’Italia centrale, e di fronte alle ondate di profughi che cercano salvezza nel Mediterraneo: sui migranti, l’Italia, commenta, “nonostante le difficoltà oggettive, continua a fare tutto il possibile”, “è in prima linea”, ma è “ancora troppo sola”.

L’analisi del presidente dei vescovi circa l’Italia si completa con un appello ai cittadini ad informarsi di persona sul prossimo referendum istituzionale per esprimere un giudizio chiaro su un tema cruciale che avrà conseguenze durature, e con una riflessione su quanto il terremoto ha insegnato al Paese in termini di cultura della prossimità, del territorio e delle relazioni umane nei piccoli centri.

Anche l’Europa, inizialmente grazie alla questione della accoglienza ai migranti e poi per quel “pensiero unico” tante volte denunciato da papa Francesco, è molto presente nel discorso di apertura del cardinale Bagnasco, e prospettiva interna e quadro europeo si compenetrano. “C’è bisogno di più Europa. E’ possibile pensare che nel vortice del mondo globalizzato, dove sono saltati molti schemi e parametri, sia possibile vivere allontanandosi gli uni dagli altri?”. E denuncia quel “cambiamento culturale” per cui “nelle relazioni interpersonali scompare il ‘prossimo’, resta l”altro’, l”estraneo’, o addirittura il ‘nemico'”.

Dopo la Brexit, osserva poi in chiave più pragmatica Bagnasco, si vede “qualche timido barlume di coscienza su ciò che dovrebbe essere fondamento della casa europea: la cultura, che ha costruito l’Europa nella sua varietà”. Il cardinale chiama dunque il vecchio Continente, a rifondare se stesso, e l’atteggiamento che propone nei confronti dei migranti può probabilmente essere letto in chiave più generale: è “lo stile dell’accoglienza e dell’integrazione”, che “richiede generosità e intelligenza politica e sociale; è uno stile che coinvolge tutti, chi accoglie e chi è accolto”.