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Migranti e fondi Ue, Renzi: “Non prendo ordini da Bruxelles”

Il presidente del Consiglio è tornato sulla questione migranti da Abuja, in Nigeria, tappa del suo viaggio in Africa sub-sahariana

ABUJA – Migranti da salvare e fondi europei, Matteo Renzi frena: “Non prendo ordini da Bruxelles”. Dal suo viaggio in Africa sub-sahariana, il terzo nel continente, il presidente del Consiglio torna sulle polemiche con l’Unione europea divampate nelle scorse settimane, in particolare sui soldi da destinare alla Turchia, che non influiranno sul deficit dei Paesi a differenza di quelli destinati per l’emergenza migranti nel Mediterraneo:

“Per anni l’Italia ha avuto un debito morale con le istituzioni europee perché parlava di riforme che non riusciva a realizzare. Adesso le cose sono cambiate. Possiamo tornare a fare il nostro mestiere. E il nostro mestiere è guidare l’Europa, non andare in qualche palazzo di Bruxelles a prendere ordini”.

IMMIGRAZIONE – Anche sull’immigrazione la strategia del premier non incrocia la rotta di Bruxelles, che sulla clausola per i migranti non vuole fare concessioni all’Italia. Ottusità da euroburocrati per il premier, arrivato oggi in Nigeria proprio per insistere sulla necessità di potenziare la cooperazione allo sviluppo e gli investimenti anche come chiave per gestire il fenomeno migratorio e per aiutare paesi, come la Nigeria, colpiti dalla violenza di Boko Haram, a sentirsi meno soli nella lotta al terrorismo.

Le parole di Renzi arrivano nel giorno in cui la portavoce dell’Unione, Margaritis Schinas, rilancia il tema dei contributi che i 28 Paesi erogheranno alla Turchia per gestire l’emergenza migranti: un fondo di 3 miliardi pagato dai governi nazionali, che però non influirà sui conteggi ai fini del patto di stabilità, ha detto, precisando che “questa linea era nota fin da dicembre”.

 

 

Questa precisazione ha riacceso le polemiche politiche interne, sottolinea Alessandro Sala sul Corriere della Sera, con le opposizioni che attaccano il capo del governo accusandolo di fatto di avere solo inscenato il braccio di ferro con Bruxelles delle scorse settimane, sapendo che gli aiuti ad Ankara non avrebbero avuto ripercussioni sul rispetto dei vincoli bilancio.

Proprio sui migranti e sugli sbarchi, il premier ha detto:

“Non cadiamo nelle provocazioni. A questo punto noi daremo il nostro contributo alla Turchia per salvare esseri umani. E faremo ogni sforzo per salvare vite umane nel Mediterraneo: abbiamo salvato migliaia di vite mentre l’Europa si girava dall’altra parte. Continueremo a farlo, perché prima del patto di stabilità c’è un patto di umanità che noi non rinnegheremo mai. Se poi vogliono aprire una procedura contro l’Italia, facciano pure: noi andiamo avanti. Per noi Europa significa valori e ideali, non polemiche da professionisti dello zero virgola”.

RAPPORTI BILATERALI – Intanto in Ghana e Senegal Renzi ha affrontato anche i temi economici. Nelle relazioni bilaterali, nella cooperazione allo sviluppo come negli investimenti Renzi vuole recuperare il ritardo di un'”Italia per anni distratta” e lontana dall’Africa. “Considero molto positiva la possibilità di crescita negli investimenti in energia e petrolio in particolare con l’Eni, ma anche in infrastrutture e logistica”, ammette il presidente del consiglio al termine della tappa in Nigeria, accompagnato dai vertici di aziende, come Eni e Enel, e da una delegazione di imprenditori.

TRAFFICO DI ESSERI UMANI – Ma per il governo italiano, l‘Africa “è una priorità” non solo in termini economico-strategici. Ed infatti nella delegazione italiana in Nigeria c’è anche il capo della Polizia Alessandro Pansa che firma con il suo omologo un memorandum per la lotta al traffico di esseri umani e per una collaborazione reciproca tra le autorità anche per i rimpatri dei nigeriani che non hanno diritto a restare in Italia.

“Per la terza volta – spiega il premier annunciando per questa missione un ‘Diario di bordo’ come quello fatto per il viaggio in Sudamerica – in meno di due anni una delegazione di Palazzo Chigi scende sotto il Sahara (non era mai accaduto nei 70 anni precedenti), allo scopo di rafforzare il ruolo, l’amicizia, gli interessi, i valori dell’Italia”.

E, guardando ad una “strategia di ampio respiro” e non “alle battute buone per fare un po’ di demagogia in tv”, Renzi è convinto che “se vogliamo combattere la povertà, sradicare il terrorismo, affermare valori condivisi” l’Italia deve essere il ponte tra Europa e Africa.

(Foto Ansa)

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