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Mike Flynn, parabola dell’ex consigliere di Trump: da agente tra i più rispettati a…

Mike Flynn, parabola dell'ex consigliere di Trump: da agente tra i più rispettati a...

WASHINGTON – Mike Flynn, consigliere uscente per la sicurezza nazionale della Casa Bianca, nel corso degli anni ha avuto una bizzarra trasformazione: da agente tra i più rispettati dell’intelligence, è diventato il più “arrabbiato e impulsivo” d’America.

Il suo ruolo principale accanto al presidente, era quello di consigliere top in materia di sicurezza, lavorando sulla difesa del Paese; data l’inesperienza di Trump sul campo, il ruolo di Flynn nella “nuova” Casa Bianca, doveva essere particolarmente influente. Flynn è un supporter ultra leale di Trump, nonostante sia cresciuto in una famiglia di cattolici irlandesi democratici e sia lui stesso registrato come democratico.

All’ultima convention repubblicana, Flynn è ricordato per aver urlato davanti a milioni di telespettatori: “Arrestatela! Arrestatela!” e “Se avessi fatto un decimo di quello che ha fatto lei, oggi sarei in galera”, riferendosi alla Clinton.

Prima che il presidente lo nominasse consigliere top sulla sicurezza, c’è stato chi ha espresso sconcerto e stupore, a causa delle connessioni tra Flynn e il Cremlino; in un libro, descrive addirittura il presidente Putin come un “duro” e un “dittatore” che “non ha a cuore gli interessi del nostro Paese”.

I commenti al veleno, non hanno tuttavia impedito a Flynn di diventare un commentatore regolare del network “Russia Today”, un canale televisivo controllato dal governo russo.

Nel 2015, durante una cena di Russia Today a Mosca, Flynn era seduto proprio accanto al presidente Putin, ma dovette spiegare, in seguito, che era stato pagato per “recitare” la parte. Il fatto scosse molto la politica americana, tanto da far partire un’investigazione da parte del democratico senior del congresso, che chiese di indagare sulle connessioni russe di Flynn.

Ma ciò che ha davvero attirato l’attenzione del pubblico, sono stati i commenti pubblici sull’Isma, espressi dopo una stimata carriera militare, che include periodi in Iraq ed Afghanistan, dove era a capo dell’intelligence.

I più critici affermano che Flynn si sia scontrato con i suoi “boss” a causa del suo stile manageriale caotico e di una visione alquanto aggressiva. Flynn, tuttavia, ribadisce che è stato licenziato perché ha osato sfidare la presidenza Obama affermando che l’Islam radicalizzato è tutt’altro che debellato. Insistendo sul fatto che l’Occidente sia in guerra aperta con l’Islam, si è lasciato andare a tweet provocatori: a luglio dell’anno scorso ad esempio, invitato via Tweeter, i leader del mondo arabo e persiano a “dichiarare che la propria ideologia sull’Islam è malata, un’ideologia che va curata”.

In un altro tweet, si è invece lasciato andare ad alcune confessioni: “la paura dei musulmani è razionale” e di nuovo ha invitato i leader arabi ad ammettere di essere sostenitori di una fede “malata”.

Noto per la diffusione di “notizie false” attraverso i social media, a sei giorni dalle elezioni delle presidenziali Flynn postò una “bufala” che annunciava la scoperta di alcune prove che collegavano la Clinton a reati di pedofilia e riciclaggio di denaro sporco: “U decide”, scrisse, “Decidete”, esortando gli elettori a non votarla.

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