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Myanmar: Htin Kyaw, autista di San Suu Kyi, primo premier

ROMA – Myanmar: Htin Kyaw, fedelissimo di San Suu Kyi, 1° premier. Htin Kyaw è il nuovo presidente birmano, il primo presidente democratico del Myanmar. Il candidato proposto dalla ‘Lega nazionale per la democrazia’ di Aung San Suu Kyi, di cui è consigliere di lunga data, è stato scelto dal Parlamento di Naypyidaw in una votazione appena conclusa. Il suo governo, il primo eletto democraticamente dopo oltre mezzo secolo, entrerà in carica il primo aprile.

Htin Kyaw, 69 anni, è stato eletto con 360 voti su 652, battendo gli altri due candidati Henry Van Thio e Myint Shwe (nominato dai militari), che diventano automaticamente vicepresidenti. Suu Kyi, di cui Htin Kyaw è un confidente di lunga data, non può diventare presidente perché glielo preclude la Costituzione del Myanmar.

Il premio Nobel per la Pace ha comunque messo ripetutamente in chiaro che intende essere “al di sopra del presidente”, e la scelta di un suo fedelissimo come candidato principale del partito riflette questa intenzione.

I legami tra i due sono profondi: sono stati compagni di scuola, e Htin Kyaw – laureatosi a Oxford – ha anche fatto da autista a Suu Kyi durante i brevi intermezzi in libertà nei 15 anni totali agli arresti domiciliari. L’uomo è anche marito di una deputata dell’Nld, figlio di una delle figure storiche del partito, e genero di un ex portavoce del movimento. In altre parole, è un fedelissimo.

La scelta di un uomo di assoluta fiducia si spiega anche con l’intenzione di Suu Kyi – annunciata già prima del voto di novembre – di essere “al di sopra del presidente”. E’ noto agli osservatori che il premio Nobel per la Pace guida il suo partito con uno stile decisamente accentratore. Così sarà anche sotto un eventuale governo Htin Kyaw, che l’opposizione con a capo l’esercito avrà gioco facile nel definire “manovrato dall’alto”.

Nonostante le pressioni di Suu Kyi per emendare a suo favore una Costituzione che le vieta di diventare presidente in quanto madre di due britannici, le recenti e ripetute trattative a porte chiuse tra l’Nld e le più alte cariche militari hanno portato a un nulla di fatto. Gli analisti denunciano un precipitoso calo della fiducia reciproca tra le due parti, con una Suu Kyi ormai convinta che l’esercito non sia interessato a una vera democrazia.