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Myanmar, il massacro dei musulmani Rohingya negato dal governo. Commissione Onu resta fuori

Myanmar, il massacro dei musulmani Rohingya negato dal governo. Commissione Onu resta fuori

Myanmar, il massacro dei musulmani Rohingya negato dal governo. Commissione Onu resta fuori

NAYPYIDAW – Sono state scagionate le forze di sicurezza del Myanmar accusate di violenze sistematiche, omicidi e incendi dolosi contro i musulmani Rohingya: una commissione del governo birmano ha respinto le accuse dell’Onu su presunti diffusi abusi compiuti nel corso di una recente repressione.

La commissione ha esaminato la violenza omicida iniziata nello Stato di Rakhine, Birmania, dopo gli attacchi di alcuni militanti Rohingya ai posti di polizia vicino al confine con il Bangladesh.

Il governo rifiuta di permettere a una commissione d’inchiesta Onu di condurre una propria indagine in merito alla risposta della sicurezza sulla “pulizia etnica” della minoranza Rohingya senza nazionalità.

Una commissione statale ha ora sostenuto di non aver trovato alcuna prova che le forze di sicurezza del Myanmar abbiano effettuato una campagna sistematica di stupri, omicidi o incendi. Qualsiasi “azione eccessiva” è stata probabilmente commessa dai “singoli membri delle forze di sicurezza” di basso grado. “Alcuni episodi di abusi sembrano essere fabbricati e per altri ci sono poche prove”, recita un comunicato stampa della commissione. In un rapporto dell’Onu si legge che “è molto probabile” che i crimini contro l’umanità siano stati commessi durante la repressione, scrive il quotidiano pachistano Dawn.

Sulla base di colloqui con 204 testimoni scappati in Bangladesh emerge che le forze di sicurezza del Myanmar avrebbero violentato le donne Rohingya, massacrato i bambini e torturato gli uomini. Ma “nessun caso è stato scoperto” dalla commissione governativa, che ha affermato che le conclusioni delle Nazioni Unite non sono equilibrate e non hanno riconosciuto la gravità degli attacchi dei militanti di Rohingya.

La leader de facto di Myanmar, Aung San Suu Kyi, Premio Nobel per la Pace, sta bloccando la visita di un gruppo delle Nazioni Unite. Sostiene che la commissione governativa ha dato una risposta adeguata alla violenza, che ha provocato decine di morti e fatto fuggire decine di migliaia di Rohingya in Bangladesh.

I Rohingya in Myanmar sono disprezzati, visti come immigrati clandestini. Privi di nazionalità, poveri e soggetti a stretti controlli di movimento, istruzione e lavoro, i musulmani vivono richiusi in una zona di confine bloccata e sotto coprifuoco.

La commissione ha ammesso che i media stranieri e le ong dovrebbero avere accesso all’area durante il conflitto per dissipare “idee sbagliate” ma lo Stato di Rakhin resta violento e in tensione. Il governo afferma che i militanti di Rohingya, sostenuti dall’estero, nell’area del conflitto sono ancora attivi e li accusano di uccidere i collaboratori dello Stato e gestire campi d’addestramento per i “terroristi”.
Nella zona del conflitto, di recente sono stati trovati morti sette buddisti. 

Sempre di recente, durante un raid, sono stati sparati almeno 50 “colpi di avvertimento” in un villaggio di Rohingya. Le foto, non verificabili, sui social media hanno mostrato diverse persone ferite dai proiettili nel corso dell’episodio.

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