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Obama: “Chiudiamo Guantanamo, costa e offusca l’America”

WASHINGTON – Barack Obama ha parlato alla Casa Bianca del piano presentato al Congresso per trasferire 30/60 prigionieri da Guantanamo, per chiudere il super carcere sull’isola di Cuba voluto da George W.Bush dopo gli attentati dell’11 settembre. E’ una delle prime promesse fatte dal presidente americano, già nella campagna elettorale del 2008.

L’amministrazione Usa ha individuato 13 siti potenziali sul suolo americano dove i detenuti potranno essere trasferiti. La stima include prigioni già esistenti in Stati come il Colorado o la Carolina del Sud. Dei 91 prigionieri che si trovano attualmente a Guantanamo, 35 saranno inviati in paesi terzi “nei prossimi mesi”. Il piano, preparato in diversi mesi, sarà inviato dal Pentagono e rimesso al Congresso poco prima di un intervento di Barack Obama alla Casa Bianca. Finora Obama non è riuscito a mantenere la sua promessa a causa dell’opposizione del Congresso, dominato dai repubblicani, che hanno sempre respinto il trasferimento dei prigionieri nelle carceri degli Stati Uniti.

“Il carcere di Guantanamo appanna l’immagine dell’America e mina la sua sicurezza nazionale”, ha detto il presidente, presentando l’atteso piano. La chiusura di Guantanamo rappresenta “la fine di un capitolo” nella storia degli Usa. Durante il suo intervento alla Casa Bianca, Obama ha spiegato che il piano consentirà “di far risparmiare” denaro ai contribuenti. Obama ha riconosciuto che “in Congresso ci sarà una grossa opposizione. Fosse stato facile – ha detto – avrei chiuso la prigione anni fa. Ma credo veramente che ci sia una opportunita’ e che abbiamo l’obbligo di provarci. Poi ha lanciato un appello: “Anche in un anno elettorale dovremmo essere in grado di avere un dialogo aperto e onesto per assicurare la nostra sicurezza nazionale. Facciamo cio’ che e’ giusto per l’America”.

La risposta dei repubblicani non si è fatta attendere. Il senatore di origine cubana, candidato alla nomination per le primarie, ha annunciato che co-firmerà un disegno di legge per bloccare il trasferimento dei detenuti dalla base navale sull’isola di Cuba. “Dall’annuncio della ripresa delle relazioni diplomatiche con Cuba, il presidente sta dando al regime di Castro una concessione dopo l’altra, preferendo le promesse politiche alla sicurezza nazionale”, ha spiegato. Rubio, membro della commissione per l’Intelligence e le relazioni esterne del Senato, sosterrà il disegno di legge presentato da senatore repubblicano della North Carolina, Ric Burr.

Un altro candidato repubblicano, John Kasich, si è detto in “profondo disaccordo” con il piano. “Alcuni di questi prigionieri sono i peggiori dei peggiori, vogliamo rimandarli a casa?”, ha detto alla Fox. Sostegno al presidente è stato invece espresso da uno dei candidati democratici, Bernie Sanders. Il presidio Usa a Cuba nacque nel dicembre 1903, quando il governo nordamericano prese in consegna l’insenatura nella punta sud-est dell’isola, come stabilito dalla clausola 7 dell’Emendamento Platt, che obbligava Cuba a cedere zone per la creazione di basi navali militari o commerciali americane.

In cambio gli Usa avrebbero dovuto versare al neonato Stato cubano duemila pesos l’anno in monete d’oro, poco piu’ di 4 mila dollari al cambio odierno. L’emendamento fu sottoscritto dal governo di Tomas Estrada Palma in seguito alla guerra ispano-americana, quando l’isola non era che un ex colonia solo formalmente indipendente dagli Usa. Ottenuto il controllo della zona, gli Stati Uniti iniziarono immediatamente i lavori di costruzione della base, conosciuta in gergo militare come Gitmo.

Dopo la rivoluzione guidata da Fidel Castro, il governo cubano fece della restituzione della base di Guantanamo una delle sue bandiere, una rivendicazione contenuta anche nella Costituzione del 1976. La restituzione e’ una delle richieste dell’Avana nel processo di normalizzazione delle relazioni tra i due Paesi.