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Otto Warmbier, che ci faceva in Corea del Nord e perché l’hanno ridotto a un vegetale

Otto Warmbier, che ci faceva in Corea del Nord e perché l'hanno ridotto a un vegetale

Otto Warmbier, che ci faceva in Corea del Nord e perché l’hanno ridotto a un vegetale

ROMA – Otto Warmbier, che ci faceva in Corea del Nord e perché l’hanno ridotto a un vegetale. Il fatto che il tour agency cinese “Young Pioneer Tours” abbia deciso di non accettare più clienti americani la dice lunga sulla pericolosità intrinseca di un viaggio di un occidentale a Pyonyang, la capitale della Repubblica democratica di Corea, lo stato più impenetrabile del mondo governato da un dispotismo autoritario senza eguali.

Da qui bisogna partire per capire perché Otto Warmbier, un ragazzone ventiduenne atletico e curioso di Cincinnati, sia tornato a casa praticamente ridotto a un vegetale, restituito dai nord-coreani per ragioni “umanitarie” dopo che era stato confinato in una cella di regime con la condanna a 15 anni di lavori forzati per aver rubato un poster di propaganda da una camera d’albergo.

E’ morto, come era ampiamente previsto, dopo una settimana. I genitori hanno negato il corpo del ragazzo per un esame autoptico. Però, dalle visite quando era in coma, si può escludere che le sue condizioni si siano aggravate in carcere a causa del botulino: ne avevano parlato le autorità coreane, aggiungendo tra le cause, gli effetti di una improbabile pillola per dormire (chi gliela avrebbe potuta dare?)

Nonostante l’isolamento a cui lo sottopone il regime, ogni anno circa 4/5mila occidentali visitano il paese, grazie all’intermediazione della Cina. Anche un regime rigidamente autarchico ha talvolta necessità di valuta straniera. Tuttavia, per il migliaio di americani che ogni anno si avventura qui c’è un rischio in più: dalla fine della guerra di Corea non è stato mai siglato un accordo con gli Usa, tecnicamente i due paesi sono ancora in guerra, nemici. Se non è chiaro come si sia arrivati alla tragica conclusione che abbiamo visto, è abbastanza lampante che Otto sia finito in un gioco più grande di lui con la Corea del Nord impegnata a far fruttare al massimo ogni occasione nella delicata partita nucleare con gli Usa.

Negli ultimi vent’anni sono stati 16 i cittadini americani arrestati in Nord Corea. Con accuse varie, dallo spionaggio al proselitismo religioso. Qualcuno sarà stato colpevole, ma la sensazione è che i prigionieri siano stati usati come merce di scambio: per la liberazione alla fine i nordcoreani hanno ricevuto aiuti economici e visibilità. Attualmente ci sono tre uomini con passaporto Usa detenuti a Pyongyang. La questione dei prigionieri ha fornito lo spunto per incontri diplomatici informali tra i due Paesi nemici. Di solito, dopo periodi di detenzione non lunghissimi Pyongyang ha riconsegnato i prigionieri a seguito di visite di ex presidenti come Jimmy Carter o Bill Clinton, per esempio. (Corriere della Sera)

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