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Paola Tommasi, da Lecce alla Casa Bianca: è l’unica italiana nello staff di Donald Trump

ROMA – Un volo da Lecce a Washington. Paola Tommasi, 34 anni, è l’unica italiana che lavora nello staff di Donald Trump. La giovane originaria di Lecce è laureata in economia alla Bocconi di Milano e aveva lavorato con Renato Brunetta in Parlamento e all’Agenzia delle Entrate. Quando su LinkedIn ha visto l’annuncio per entrare nello staff di Trump ha mandato la sua candidatura e così dall’Italia si è ritrovata negli Stati Uniti, dove è diventata l’unica italiana nello staff delle primarie in California per Donald Trump e che ora potrebbe entrare nello staff presidenziale.

Ilario Lombardo su La Stampa scrive che Paola Tommasi fin da subito ha ritenuto che Trump avrebbe vinto le elezioni. La giovane economista ha lavorato fianco a fianco con il neopresidente americano e racconta:

“Lo dicevo a tutti, anche a Brunetta: vedete che Hillary non vince. Andavo in giro con Trump, lui parlava di argomenti concreti, quotidiani, e invece leggevamo sui giornali grandi ragionamenti sui massimi sistemi. Trump andava al sodo, i media americani e italiani facevano filosofia”.

La Tommasi ha seguito tutto l’iter elettorale di Trump e racconta di aver mandato la sua candidatura dopo che il presidente aveva perso le primarie in Wisconsin. A risponderle è Tim Clark, responsabile per la California:

“Il programma economico era più efficace di quello della Clinton, soprattutto sulle tasse”.

Dalla convention di Cleveland che incorona Trump candidato alla Casa Bianca per i repubblicani fino alla notte delle elezioni seguita da New York, lei è convinta che diventerà presidente:

“Nessuno ha capito nulla. Ai rally, come chiamano i loro comizi, c’erano un entusiasmo e un calore che non trovavi dalla Clinton, dove invece trovavi le truppe cammellate. E quante persone! Almeno trentamila ogni volta. E Trump ne faceva una media di 5 al giorno. Gente comune che prenotava il biglietto su internet e a cui Donald stringeva la mano”.

Secondo Paola Tommasi l’aspetto vincente del neopresidente è proprio l’umiltà e Trump non sarebbe il razzista che tutti raccontano:

“L’umiltà. Non il razzista misogino che raccontavano tutti. E neanche il personaggio tv che parlava sempre. Quando mi capitava di incontrarlo nelle stanzette riservate stava spesso zitto e ascoltava i consiglieri. E se qualcosa gli piaceva, se lo rivendeva subito sul palco. E invece è così: da una parte c’è il personaggio che va sul palco, dall’altra un uomo alla mano, più ragionevole, pacato, quasi timido direi. È quello che ho visto nel rapporto con i figli, è quello che ho applaudito da sotto il podio durante il discorso della vittoria all’Hilton”.