Blitz quotidiano
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Paolo Gentiloni: “L’eredità di Obama è la lotta a disuguaglianze”

ROMA – Barack Obama “ha prodotto una gigantesca revisione strategica del ruolo degli Usa nel mondo. Non è stata una ritirata, ma la correzione di fughe in avanti pagate a caro prezzo”. Così, intervistato dalla Stampa, il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni traccia un bilancio dell’ultima presidenza americana.

Obama ha ereditato la crisi più grave dal dopoguerra“, spiega Gentiloni. “Ha risposto con l’intervento pubblico e lo stimolo del quantitative easing riportando sviluppo e lavoro. L’Europa dovrebbe seguire di più questo schema sulla crescita. Eppure lo stesso leader Usa riconosce che non è stato fatto abbastanza: la globalizzazione deve avere effetti positivi per tutti, deve garantire la classe media e non arricchire l’1% della popolazione mondiale. Se la globalizzazione non distribuisce benefici, allora genera risentimento, odio contro i trattati commerciali, chiusure, voglia di innalzare muri, alimenta il populismo”.

Ora, prosegue, “è molto preoccupato per il futuro della Ue e considera l’Italia un Paese fondamentale nelle dinamiche Europee, un possibile protagonista del rilancio dell’Unione”. La “sintonia con Renzi”, aggiunge, “non è solo una questione di convenienze geopolitiche, ma è vicinanza di ideali. Hanno un modo simile di vedere i problemi del mondo”.

Quanto alla politica estera e all’Iraq, “il presidente Usa è stato coerente: in campagna elettorale aveva promesso il ritiro e ha mantenuto l’impegno. La responsabilità (dell’avanzata dell’Isis, ndr) va ricercata ben prima delle scelte di Obama, la sua Amministrazione ha posto rimedio a colpe non sue”. In Libia “da due anni a questa parte, gli Usa sono tornati da protagonisti. Quel poco o tanto che abbiamo ottenuto per la stabilità in Libia lo si deve in gran parte agli sforzi condotti con John Kerry”. Sul momento di difficoltà fra Roma e Washington per l’uccisione del cooperante Giovanni Lo Porto nel raid Usa in Pakistan, Gentiloni sottolinea che “l’America si è comportata come una grande democrazia, ha riconosciuto subito l’errore e si è scusata”.