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Isis, minaccia di attacchi in Tunisia dai campi della Libia

ROMA – L’intervento militare russo in Siria “li ha indeboliti in Medio Oriente” e ora affluiscono “a grandi numeri” in Libia, dove contano su almeno 3000 islamisti tunisini. La ricetta del presidente della Tunisia Beji Caid Essebsi, intervistato dalla Stampa, è nel “respingerli e sconfiggerli” e nel consolidare l‘”eccezione tunisina” ovvero un Paese-nazione costruito da Habib Bourguiba, primo presidente, “con le fondamenta democratiche e multiculturali” per “dare agli islamisti una risposta non solo militare” perché ciò che conta di più è “rafforzare i diritti delle donne, sconfiggere l’analfabetismo e la disoccupazione”.

Il presidente tunisino spiega la minaccia dell’islamismo terrorista: “Isis è in Libia, a ridosso delle nostre frontiere. L’intervento militare russo in Siria e i colpi subiti da Isis anche in Iraq li hanno spinti a organizzarsi in Libia. In particolare nella regione di Sirte dove hanno sostituito i gheddafiani e controllano un’area di oltre 200 km di costa. A Sabrata, in Tripolitania, si addestrano per attaccare la Tunisia con operazioni terrestri: hanno campi, munizioni, armi e addestratori. Possono contare su un consistente numero di tunisini che si sono uniti a loro.  È da Sabrata che sono partiti per attaccarci a Ben Guerdane. È stata un’incursione dentro il nostro territorio. Hanno sconfinato, volevano insediarsi in un centro urbano. Li abbiamo respinti grazie alle nostre forze di sicurezza e anche grazie agli abitanti che non li volevano, non li hanno aiutati e hanno collaborato per respingerli”.

“Ma la risposta – sottolinea Essebsi – non può venire solo dalle armi. È importante anche il messaggio religioso: non sono musulmani né rappresentano l’Islam”.