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Russia, addio a Coca Cola e TripAdvisor per la Crimea

MOSCA – Russia pronta a chiedere il bando di Coca-Cola e TripAdvisor. La loro colpa? Aver attribuito la Crimea all’Ucraina e non alla Federazione su delle cartine pubblicate sul web.

In particolare nel mirino della Duma è finita l’azienda americana che produce la bevanda più famosa al mondo. In uno spot pubblicato sul social network VKontakte (l’equivalente russo di Facebook), Coca Cola aveva pubblicato la mappa della Russia senza la Crimea.

Discorso simile per il sito di recensioni, che aveva segnalato la penisola del Mar Nero come appartenente tutt’ora all’Ucraina, nonostante l’annessione di fatto da parte di Mosca nel 2014.

Ad attaccare duramente alla Duma, la Camera bassa del parlamento russo, le due aziende americane è stato Oleg Mikheyev, deputato di Russia giusta (formazione di centro-sinistra), che ha invocato per Coca Cola e TripAdvisor le misure che si prendono per le organizzazioni non desiderate in Russia.

L’unico problema, gli è stato fatto notare, è che la legge sulle organizzazioni indesiderate riguarda solo le Organizzazioni non governative: solo a loro può limitare o impedire l’operatività sul territorio russo. Così Mikheyev ha deciso di intraprendere una vera e propria battaglia per cambiare la legge.

“Credo che la partecipazione delle organizzazioni commerciali in attività politiche, per di più con posizioni che vanno in contrasto con gli interessi russi, rappresenti un comportamento inammissibile da parte delle organizzazioni stesse sul territorio russo”,

ha scritto il deputato russo nella sua segnalazione al procuratore generale Yuri Chaika.

 

La penisola di Crimea è appartenuta alla Russia fino a quando, negli anni Cinquanta, Nikita Krushchev non ne fece dono all’Ucraina che gli aveva dato i natali. Nel 2014, dopo i disordini seguiti alle manifestazioni filoeuropee in piazza Maidan a Kiev, la Russia ha reclamato la penisola e l’ha annessa alla Federazione dopo un referendum molto contestato dalla comunità internazionale.

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La cartina al centro della discordia


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