Politica Mondo

Russiagate, nel mirino degli investigatori esponente di spicco della Casa Bianca. Media: “E’ il genero di Trump”

Russiagate, nel mirino degli investigatori esponente di spicco della Casa Bianca. Media: "E' il genero di Trump"

Russiagate, nel mirino degli investigatori esponente di spicco della Casa Bianca. Media: “E’ il genero di Trump”

WASHINGTON – Non si ferma ma anzi, prende forza il Russiagate, la bufera che scuote il presidente Donald Trump e la Casa Bianca, con nuove rivelazioni sul Washington Post e sul New York Times, pubblicate pochi istanti dopo la partenza del presidente per il suo primo viaggio all’estero.

Il Ny Times scrive che all’incontro nello Studio Ovale con il ministro degli esteri russo Sergei Lavrov e l’ambasciatore russo negli Usa, lo scorso 10 maggio, Trump parlò del licenziamento di James Comey dalla guida dell’Fbi, affermando che ciò alleggeriva “la forte pressione” su di lui. E definendo l’ex direttore del Bureau investigativo un ”pazzo, fuori di testa”.

Contestualmente il Washington Post parla del coinvolgimento di un alto funzionario della Casa Bianca, molto vicino al presidente, nelle indagini in corso sul Russiagate. Se cosi’ fosse e’ la prima volta che l’inchiesta arriva cosi’ vicina al commander in chief. Rivelazioni diffuse letteralmente attimi dopo il decollo dell’Air Force One con a bordo Trump, diretto in Medio Oriente e in Europa per il suo primo viaggio all’estero da presidente, che lo terrà lontano da Washington per nove giorni, ma evidentemente non al riparo da una crisi che secondo alcuni è ormai conclamata. E, osservano in molti, anche in gran parte auto-inflitta.

E secondo alcuni media americani e britannici, tra cui l’Independent, l’ alto funzionario della Casa Bianca che gli uomini dell’ Fbi che indagano sul Russiagate ritengono una “persona di interesse” e che vorrebbero ascoltare potrebbe essere il genero del presidente Jared Kushner.

Non avrebbe comunque potuto voltare pagina davvero, non con il posto da direttore dell’Fbi lasciato ancora vacante (è slittato infatti l’annuncio atteso prima della partenza del presidente) e non con il procuratore speciale Robert Mueller appena nominato per gestire l’inchiesta sul Russiagate. Ma Trump sperava di mettere un punto portando l’attenzione con sé nel viaggio in cui, via Twitter prima di partire, ha promesso che lavorerà per gli interessi americani. E invece lo seguono nuove complicazioni che si prospettano esplosive.

Si parte da quelle diffuse dal New York Times: si basano su appunti presi durante l’incontro nello Studio Ovale e circolati internamente alla Casa Bianca come resoconto ufficiale. E’ stato un funzionario a leggerne i passaggi salienti al quotidiano, con un secondo che ha confermato nelle linee generali il contenuto della conversazione. E il portavoce della Casa Bianca Sean Spicer non ha negato. Ha reagito però, tentando di spiegare: “Attirando l’attenzione su di sé e politicizzando le indagini sulla Russia, James Comey ha creato una pressione non necessaria sulla nostra capacità di trattare con la Russia”, ha detto.

“L’indagine sarebbe andata comunque avanti e l’uscita di Comey non mette fine all’inchiesta”, ha proseguito, concludendo come “ancora una volta l’unica vera notizia è che la nostra sicurezza nazionale e’ stata messa a rischio dalla fuga di notizie di conversazioni private e classificate”. E’ un tentativo di difesa in extremis. Se risulterà convincente è da vedere. Perché oltre al clamore possibile per il modo in cui Trump ha apostrofato il direttore dell’Fbi licenziato poche ore prima, il passaggio cruciale di quella conversazione è l’apparente ammissione di aver deciso di sollevare Comey dall’incarico proprio in seguito a quella “enorme pressione” relativa alla Russia che menziona. Una tattica diplomatica, insiste chi lo difende, per fare leva e negoziare con Lavrov, per creare presso l’interlocutore un senso di obbligo, di debito quasi, per i problemi che i sospetti sulle intrusioni russe hanno scaricato sulla sua presidenza.

Trump è in volo, ma il colpo arriva e durissimo. E come a stringerlo ai fianchi, la seconda – ma contestuale – rivelazione, pubblicata dal Washington Post, parla di un consigliere di alto livello alla Casa Bianca quale persona interessata dall’inchiesta sul Russiagate, citando fonti anonime informate. Una rivelazione, scrive ancora il giornale, che giunge mentre l’inchiesta sembra entrare in una fase particolarmente intensa, un’intensità che ci si aspetta aumenti ulteriormente nelle prossime settimane. Fonti sottolineano tuttavia che l’accelerazione non implica una imminente virata su accuse penali o di altro tipo.

To Top