Blitz quotidiano
powered by aruba

Siria, Mosca-Usa: nessun accordo su tregua. Ad Aleppo nuova strage

DAMASCO  –  La diplomazia segna ancora il passo in Siria, e continuano le stragi di civili ad Aleppo. Dopo che un colloquio-fiume di dieci ore, venerdì a Ginevra, tra il segretario di Stato americano John Kerry e il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov non ha portato alla tregua auspicata dall’Onu, sabato 27 agosto almeno 15 persone sono state uccise ad Aleppo da barili bomba sganciati da elicotteri governativi, che hanno colpito una veglia per 11 bambini uccisi in un bombardamento di due giorni fa.

Nel nord del Paese, intanto, l’intervento delle forze di Damasco, che nei giorni scorsi ha permesso ai ribelli dell’Esercito siriano libero (Esl) di strappare all’Isis la città di Jarablus, non fa cessare i combattimenti. Scontri sono segnalati sabato tra le milizie curde e le forze ribelli, appoggiate da bombardamenti di Ankara. I miliziani curdi siriani dell’Ypg hanno accusato la Turchia di avere compiuto bombardamenti aerei su postazioni degli stessi curdi e su aree residenziali nella località di Amarinah, 8 chilometri a sud di Jarablus, e parla di “civili uccisi e feriti”, ma senza fornire bilanci.

L’ong Osservatorio nazionale per i diritti umani (Ondus) parla di bombardamenti effettuati dai turchi contro le milizie curde anche in altre regioni del nord della Siria. Si è intanto saputo che sono 15 in tutto i prigionieri ‘giustiziati’ dall’Isis mostrati in un video in cui appaiono anche cinque curdi che vengono uccisi da altrettanti bambini, uno dei quali britannico. Il sito curdo iracheno Rudaw precisa che i cinque curdi sono stati uccisi con un colpo d’arma da fuoco, altri cinque prigionieri nello stesso modo da adulti e cinque sono decapitati.

La televisione siriana ha annunciato nel frattempo che si è conclusa l’evacuazione di Daraya, il sobborgo di Damasco a lungo roccaforte dell’opposizione armata, che si è arresa due giorni fa dopo un assedio di quattro anni che lo ha distrutto e ridotto alla fame. Secondo l’accordo concluso con il governo di Damasco, circa 700 ribelli con le loro famiglie hanno preso la via di Idlib, provincia nord-occidentale fuori del controllo lealista. Circa 4.000 civili sono stati invece trasferiti in centri di raccolta in un’area sotto il controllo governativo vicino a Damasco.

Dopo le discussioni durate per tutta la giornata di venerdì a Ginevra, sia Kerry che Lavrov hanno detto che, nonostante l’assenza per ora di un cessate il fuoco, sono stati fatti passi avanti nella comprensione reciproca. Kerry ha detto che con Lavrov si è detto d’accordo sulla “vasta maggioranza” delle discussioni tecniche relative ai passi da fare per arrivare a una tregua.

Ma alcuni punti rimangono irrisolti, e su quelli continueranno a lavorare esperti che rimarranno a Ginevra nei prossimi giorni. “Dobbiamo ancora finalizzare alcune questioni”, gli ha fatto eco Lavrov, sottolineando in particolare l’esigenza di separare i combattenti qaedisti del Fronte al Nusra da altri gruppi di insorti sostenuti dagli Stati Uniti.

Il nodo centrale, per un’azione comune con Mosca su cui Washington continua a insistere, è dato proprio dagli obiettivi che si dovrebbero bombardare: mentre gli Usa vorrebbero che fosse preso di mira prima di tutto solo l‘Isis, la Russia sottolinea l’esigenza di colpire contemporaneamente il Fronte al Nusra, nonostante un recente cambio di nome in Fronte Fatah al Sham che, dice Mosca, non può fare dimenticare i suoi legami con Al Qaeda. E proprio Al Nusra combatte al fianco di formazioni ribelli, in parte anch’esse islamiste, sia ad Aleppo sia nella provincia di Idlib.


TAG: , , ,