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Steve Bannon, lo stratega di Trump “razzista e antisemita”

ROMA – Steve Bannon, lo stratega di Trump “razzista e antisemita”. “Un generale e un brillante stratega” per Donald Trump. “Un nazionalista e un razzista” per le comunità ebraica e musulmana in America. La nomina di Steve Bannon a ‘chief strategist’ della Casa Bianca scatena la prima vera e propria bufera sul 45/mo presidente degli Stati Uniti. E la scelta del controverso responsabile del sito conservatore Breitbart News – megafono della campagna elettorale del tycoon – indigna anche i democratici, che di fatto lanciano la loro prima battaglia contro il neo presidente, scendendo in campo con i loro leader in Congresso.

E scuotendosi dal torpore in cui erano piombati dopo la disfatta di Hillary Clinton. Tale è stata la levata di scudi contro una delle prime decisioni di Trump che lui stesso è stato costretto a intervenire: “Chi critica Bannon non guarda al suo curriculum e alla sua esperienza”, ha affermato Kellyanne Conway, in corsa per diventare la nuova portavoce della Casa Bianca.

Nei quattro anni in cui è stato alla guida di Breitbart News dopo la morte del suo fondatore, Andrew Breitbart, ne ha fatto il portavoce della piattaforma di alt-right, la frangia legata all’ideologia della destra radicale, suprematista e anti-semita. Sotto la guida di Bannon, il sito, già dai tratti fortemente conservatori, ha virato ulteriormente a destra, portando all’esterno voci misogine, complottiste e xenofobe. Ha anche alimentato le più varie teorie cospirative, dalla nazionalità non americana di Barack Obama ai rumor sulla salute di Hillary Clinton, passando per l’accusa ad Huma Abedin, braccio destro di Hillary, di essere una spia di Riad.

La scelta di Bannon rischia di provocare malumori anche tra i repubblicani, aprendo un primo fronte con i vertici del partito. Rischiando anche di gettare le basi per un conflitto interno allo staff della Casa Bianca: tra l’establishment rappresentato dal capo del partito Reince Priebus e l’inner circle che ha appoggiato il tycoon durante la campagna elettorale rappresentato proprio da Bannon. La nomina di quest’ultimo, attacca il Council on American-Islamic Relations, “rende l’appello all’unità di Trump una presa in giro”.

L’accusa a Bannon è quella di aver trasformato il suo sito Breibart in uno strumento di “propaganda etnica e di nazionalismo bianco”, con posizioni “razziste” e, aggiunge l’Anti-Defamation Legue, “antisemite”. Per questo le principali associazioni di ebrei e musulmani negli Usa chiedono che il presidente eletto faccia un passo indietro sulla nomina: “Bannon deve andare via se Trump vuole davvero essere il presidente di tutti”.

I leader della minoranza democratica alla Camera dei Rappresentanti e al Senato, Nancy Pelosi e Harry Reid, invitano Trump a riflettere e i suoi collaboratori a “non edulcorare la realtà, che è quella di un suprematista bianco nominato capo stratega della Casa Bianca”. “Un chiaro segnale – spiegano – che i bianchi suprematisti saranno rappresentati al massimo livello nell’amministrazione Usa”. E a poco è valso l’appello del neo presidente ai suoi sostenitori per fermare ogni forma di razzismo nel Paese.

La preoccupazione è che ora la fortissima polemica possa infiammare ancor di più la piazza, con l’ondata di manifestazioni anti-Trump destinata a proseguire nelle prossime ore in tutte le grandi città degli Stati Uniti, a partire da New York. E non facilita a stemperare le tensioni la posizione espressa da Trump a proposito dell’attesa nomina alla Corte Suprema. La scelta – ha detto – cadrà su un giudice anti-aborto. Il rischio è quello di riaprire su un tema così delicato un durissimo scontro sociale. Come sull’immigrazione, anche se – fanno notare molti commentatori – sul fronte delle deportazioni e dei rimpatri forzati i numeri indicati da Trump non si discostano in realtà di molto da quelli dell’amministrazione Obama.