Blitz quotidiano
powered by aruba

Steve Bannon: “Raggi è la Trump di Roma”. Elogi dal sito razzista

ROMA – Steve Bannon: “Raggi è la Trump di Roma”. Gli elogi dal sito razzista. Non c’è praticamente nessuna minoranza organizzata negli Usa che non protesti e non si indigni per l’ingresso alla Casa Bianca di Steve Bannon, nominato chief strategist da Donald Trump e responsabile della sua aggressiva campagna elettorale. Bannon ha utilizzato il sito Breitbart come megafono di un’ideologia che lui considera “nazionalista” ma che osservatori e media giudicano il verbo “alt right” (destra alternativa) di un ricettacolo veemente di posizioni che vanno dal suprematismo bianco al disprezzo per neri, ebrei, musulmani, donne.

Per questo non può sfuggire come il sito Breitbart, all’alba di quello che molti commentatori considerano un passaggio epocale in un Occidente tramortito dalla globalizzazione e dalla delusione dei ceti medi (e bianchi) impoveriti, abbia menzionato ben trecentoquarantasei volte il nome di Virginia Raggi, “elegant brunette” omaggiata anche del titolo di “Trump di Roma”.

Non esattamente una medaglia al valore, specie considerando importanza e influenza di Breitbart nella vicenda elettorale americana: grazie ai social media, la notte del voto il sito è risultato il quarto in assoluto per numero di interazioni sull’intera piattaforma (commenti, condivisioni, clic), più di testate storiche come CNN, Fox News e New York Times.

Deve quindi perlomeno cambiare bersaglio il grillino Di Maio quando polemizza con chi attribuisce patenti “trumpiste” al Movimento: “Hanno provato ad accomunarci a tanti, ma il M5s è una forza politica unica”. Chi ci ha provato viene dal cuore e dalla testa del trumpismo, quel Steve Bannon di cui riportare tutte le scivolate non politicamente corrette, per usare un eufemismo, resta un’impresa. Qualche assaggio. “Billy Krystol giudeo rinnegato”, perché il noto repubblicano si era permesso di criticare Trump. O un signorile “la contraccezione rende le donne brutte e pazze”, le congratulazioni personali del leader del Ku Klux Klan e via via discriminando fino ad diventare il razzista numero uno d’America.