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Trump, 007 americani: “Putin ordinò di influenzare il voto”

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Donald Trump (foto Ansa)

NEW YORK – “Abbiamo determinato che il presidente russo Vladimir Putin ha ordinato nel 2016 una campagna per influenzare l’elezione presidenziale Usa”. Per gli 007 americani non ci sono più dubbi, c’è la longa manu del Cremlino dietro gli hacker che hanno violato i sistemi informativi Usa con l’obiettivo “di minare la fiducia dell’opinione pubblica americana nel processo elettorale democratico, denigrare Hillary Clinton e danneggiarla nel suo tentativo di essere eletta presidente degli stati Uniti”.

Nel testo (ora reso pubblico) i capi delle agenzie di intelligence Usa dicono anche che “Putin e il governo russo hanno manifestato una chiare preferenza per il presidente eletto Trump”, ma che gli hackeraggi ordinati dal Cremlino “non hanno avuto alcun effetto sul risultato delle elezioni” e come non ci sia stata “alcuna alterazione delle macchine per votare”. C’è però la quasi certezza (il testo parla di “alto grado di fiducia”) sul fatto che “i tentativi russi di influenzare l’elezione presidenziale Usa nel 2016 rappresentino la più recente espressione del desiderio di lunga data di Mosca di minare l’ordine democratico liberale Usa” e come questi hackeraggi abbiano dimostrato “una significativa escalation nel livello di attività, scopi e sforzi rispetto a precedenti operazioni” del Cremlino: “Con operazioni ‘coperte’ (segrete) come i cyber-attacchi e anche con operazioni a volto scoperto da parte di agenzie governative russe, media finanziati da Mosca, intermediari di terze parti (Wikileaks, ndr) e attività a pagamento di troll”. Quanto basta e avanza per dare il via a una nuova guerra fredda “digitale” e per mettere in difficoltà Donald Trump, la sua dichiarata (ancora due giorni fa) amicizia con Putin e lo strano asse che lo ha visto difendere (su Twitter) Assange e Wikileaks. “È una caccia alle streghe” aveva detto il nuovo presidente al New York Times un paio d’ore prima dell’incontro con i capi dell’Intelligence e dopo che il Washington Post aveva pubblicato alcuni contenuti del rapporto con le intercettazioni di funzionari russi che “hanno esultato per la vittoria di Trump”, considerata un “successo geopolitico” per Putin e che hanno celebrato l’avvenimento “congratulandosi fra loro”. E dopo che erano stati identificati “gli intermediari grazie ai quali i russi hanno fornito a Wikileaks le email trafugate dagli hacker di Mosca al partito democratico”.

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