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Trump, campagna “povera”: 1,3 mln $ contro i 41 di Clinton a giugno

ROMA – Trump, campagna “povera”: 1,3 mln $ contro i 41 di Clinton a giugno. Giusto un anno fa (16 giugno) Donald Trump si candidava a ricevere la nomination repubblicana per la sfida alla Casa Bianca. Il ciclone Trump si è abbattuto su tutti i rivali e oggi è dato a circa dieci punti di distacco dal candidato rivale democratico, la senatrice Hillary Clinton. 10 punti e… una quarantina di milioni di dollari in finanziamenti di ritardo.

Perché il super-miliardario, il tycoon  spregiudicato, fa molta più fatica a raccogliere fondi per la sua campagna. Con Clinton non c’è nemmeno paragone, ma anche con, per esempio, gli Obama e e i Romney che si sfidarono nell’ultima campagna per la Casa Bianca, il confronto è impietoso. Certo le sue uscite umorali e imprevedibili non aiutano il campo repubblicano – suggeriscono Nicholas Confessore e Rachel Shorey del New York Times – alienandosi le simpatie di potenziali donatori che restano alla finestra in attesa di una campagna più lineare e organizzata.

Ieri (20 giugno) Trump ha licenziato il capo della campagna Corey Lewandosky che pure il tycoon a spada tratta contro le accuse di aver strattonato una giornalista (poi cadute), ma che adesso risulta personaggio troppo scomodo in vista dello showdown con Hillary Clinton. Trump aggiusta così il passo, rimescola lo staff, sembra ascoltare adesso più di prima chi gli consiglia di essere più conciliante.

Dalle indiscrezioni emerge che Lewandosky non era granché amato dai colleghi, c’erano state frizioni. E pare che questa volta a fare da grillo parlante presso l’aspirante presidente sia stata la figlia Ivanka insieme con il marito Jared Kushner che va assumendo sempre maggiore peso nell’entourage del suocero-candidato. Tutto vero e credibile, ma alla base di tutto il problema è sempre lo stesso: i soldi. Le donazioni. I milioni di dollari per competere con Clinton.

Lui può contare su uno staff di 70 persone, Clinton 700. Ha iniziato giugno con 1,3 milioni di dollari in mano, ci ha dovuto mettere due milioni di tasca sua, un bilancio più appropriato alla campagna di chi aspiri a un seggio alla House of Representatives piuttosto che alla White House. Solo a maggio lo staff della Clinton ha raccolto 28 milioni di dollari, arrivando a 41 milioni (secondo le stime della  Federal Election Commission).

Trump fino alla nomination non è mai praticamente apparso sugli spot televisivi a pagamento. L’entourage di Clinton, per contro, ha speso 26 milioni di dollari solo a giugno per martellare in tv sulla cattiva condotta dell’avversario, sulle sue dichiarazioni controverse, sulle sue canzonature all’indirizzo di un giornalista disabile.