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Trump “congela” per 4 mesi l’immigrazione. E compagnie bloccano passeggeri in partenza

Trump "congela" per 4 mesi l'immigrazione. E stop ai cittadini da 7 paesi islamici

Trump “congela” per 4 mesi l’immigrazione. E stop ai cittadini da 7 paesi islamici

ROMA – Donald Trump firma due decreti esecutivi per “tenere fuori dall’America i terroristi” e per far crescere la potenza militare degli Stati Uniti. Bloccato il programma di accoglienza per i profughi, passeggeri con il visto, ma provenienti da Il Cairo e Teheran, bloccati negli aeroporti. “Poi priorità solo ai rifugiati cristiani”. Sospesi “sine die” gli ingressi di siriani. E per 3 mesi niente ingresso per qualsiasi cittadino libico, iraniano, iracheno, somalo, sudanese e yemenita. Nel 2017 potranno entrare in Usa solo 50 mila rifugiati. Cancellato il rinnovo automatico dei visti per tutti gli stranieri.

Trump mantiene le sue promesse elettorali e firma altri due ordini esecutivi al Pentagono, dopo aver incontrato lo stato maggiore congiunto e partecipato alla cerimonia di giuramento del nuovo segretario alla difesa, il gen. James Mattis, “l’uomo giusto al posto giusto”.

“Vogliamo mantenere i terroristi islamici radicali fuori dagli Usa”, per garantire che non si ammetta nel Paese la stessa minaccia che i nostri soldati combattono all’estero, ha osservato. “Vogliamo ammettere nel nostro Paese solo coloro che lo sosterranno e ameranno profondamente la nostra gente”, ha aggiunto, senza però spiegare direttamente i dettagli del provvedimento. Dettagli che sono emersi successivamente: Trump ha bloccato per 120 giorni il programma che prevedeva l’ingresso di rifugiati negli Stati Uniti, programma varato da Barack Obama. E ha deliberato che, dopo questo periodo, sarà data priorità innanzitutto alle “minoranze cristiane” perseguitate. Trump ha tagliato di oltre la metà il numero dei rifugiati che gli Stati Uniti prevedevano di accettare quest’anno, portandolo a 50mila.

Le misure di Trump hanno avuto conseguenze già ieri, 28 gennaio. E’ già attivo nei fatti il divieto di ingresso negli Stati Uniti per quanti provengano da 7 paesi a maggioranza islamica: Iran, Iraq, Libia, Somalia, Sudan, Siria e Yemen. Al Cairo a una famiglia di iracheni è stato impedito di salire a bordo di un volo EgyptAir per New York. Marito, moglie e due figli, già in possesso del visto, sono stati informati che le nuove regole non potevano consentire l’imbarco. Situazione analoga ai banchi delle compagnie internazionali a Teheran, dove la carta d’imbarco non viene rilasciata ai cittadini iraniani da compagnie come Etihad Airways, Emirates e Turkish Airlines. Da parte sua la Iran Aviation Organisation ha affermato di non aver rilasciato nuove direttive in merito alle compagnie del paese, che comunque non hanno voli diretti con gli Usa. Sul decreto di Trump avvocati e gruppi per la difesa dei diritti umani stanno attivando azioni legali, le prime in conseguenza di quanto accaduto a due cittadini iracheni fermati all’aeroporto J.F. Kennedy di New York.

Secondo quanto riportato dal New York Times, uno dei due iracheni fermati lavorava da dieci anni per il governo statunitense, mentre il secondo intendeva raggiungere la moglie, impiegata da un’azienda statunitense. I loro legali sostengono che entrambi erano in possesso di un visto di ingresso valido e stanno chiedendo il loro rilascio per arresto illegale. Inoltre le organizzazioni per la difesa dei diritti umani hanno chiesto che la loro causa venga classificata come class action, in modo da poter rappresentare tutti i rifugiati fermati dopo la firma dell’ordine esecutivo.

Nel suo ordine esecutivo sono bloccati fino a ulteriore comunicazione, quindi anche dopo i 120 giorni, gli ingressi di rifugiati siriani. Per quest’ultimi nel provvedimento non sembra esserci a safezones (zone di sicurezza). “L’ingresso di cittadini e rifugiati siriani” è “dannoso per gli interessi del Paese”, scrive il presidente degli Stati Uniti, nell’ordine esecutivo in cui blocca i visti ai siriani e sospende a tempo indeterminato l’ingresso dei rifugiati provenienti dalla Siria. Trump ha chiesto al Pentagono e al Dipartimento di Stato un piano per creare ‘safe zonè dentro e intorno alla Siria per offrire protezione ai siriani che scappano dalla guerra.

Ingresso negli Stati Uniti sospeso per tre mesi per i cittadini di sette paesi musulmani: Siria, Libia, Iran, Iraq, Somalia, Sudan, Yemen. Pur se nel suo ordine Trump ricorda l’11 settembre, sostenendo che “la politica del dipartimento di Stato impedì ai funzionari consolari di esaminare adeguatamente le richieste di visto di alcuni dei 19 stranieri che finirono con l’uccidere circa 3000 americani”, il presidente omette di dire che gli autori degli attentati provenivano dall’Arabia Saudita, dagli Emirati Arabi Uniti, dall’Egitto e anche dal Libano, tutti Paesi che Trump non ha inserito nel suo provvedimento. In alcuni di questi il presidente possiede asset importanti. “Omessa” anche la Turchia (dove Trump ha due grattacieli), Paese a maggioranza islamica colpita recentemente da un’ondata di attentati.

Nel suo giro di vite per difendere gli Stati Uniti dall’ingresso di terroristi islamici, il presidente Usa ha sospeso con effetto immediato il programma Visa interview waiver, che consentiva ai cittadini stranieri titolati di chiedere il rinnovo del visto per motivi di lavoro o per altro (escluso il turismo) senza affrontare il colloquio personale con le autorità diplomatiche Usa. Trump ha ordinato l’accelerazione dei programmi che permettono il tracciamento bio-metrico di tutti i viaggiatori in entrata o in uscita dagli Usa.

Nei giorni scorsi erano trapelate sue intenzioni di sospendere il flusso di rifugiati e i visti per le persone provenienti da alcuni Paesi a maggioranza islamica flagellati dal terrorismo, come Siria, Libia, Iraq, Somalia, Sudan e Yemen. In una intervista al Christian Broadcasting Network, Trump ha detto che tra i siriani che chiedono lo status di rifugiati dovrebbe essere data priorità ai cristiani, finora “trattati in modo orribile”: “se eri un musulmano potevi entrare ma se eri un cristiano no, era quasi impossibile”.

Parallelamente il presidente vuole rafforzare quello che è già il primo esercito del mondo, rischiando di rilanciare la corsa agli armamenti e di gonfiare il deficit pubblico. L’obiettivo, ha spiegato, “è iniziare una grande ricostruzione delle forze armate americane, per sviluppare un piano per nuovi aerei, nuove navi, nuove risorse e strumenti per i nostri uomini e le nostre donne in uniforme”. Ma evitando sprechi. “Il nostro futuro – ha spiegato Trump – è quello di essere la guida del mondo”.

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