Politica Mondo

Trump economy: paga 3 mld per fabbrica in Usa e non in Cina. Un mln di tasse ogni posto di lavoro

Trump economy: paga 3 mld per fabbrica in Usa e non in Cina. Un mln di tasse ogni posto di lavoro

Trump economy: paga 3 mld per fabbrica in Usa e non in Cina. Un mln di tasse ogni posto di lavoro (foto d’archivio Ansa)

ROMA – Trump economy registra un successo, una vittoria…di Pirro? Insomma di quelle vittorie che è meglio non averle perché sono di fatto sconfitte? Vediamo come è andata almeno in un caso, ce lo racconta Massimo Gaggi sul Corriere della Sera.

Trump presidente ha fatto molte pressioni su Apple perché riportasse in patria, negli Usa, produzioni e impianti e posti di lavoro che ora sono in Cina. Finalmente nei giorni scorsi Trump ha annunciato che Tim Cook, capo Apple, dopo aver promesso al presidente “big, big, big plant” in Usa, sta passando dalle parole ai fatti. Un impianto che fabbrica iPhone e iPad sarà costruito in Wisconsin. Non proprio dalla Apple ma dalla cinese Foxconn, fa lo stesso: Foxconn è subfornitrice cinese di Apple.

Quindi Trump ottiene l’impianto che voleva e soprattutto crea ben 13 mila posti di lavoro in Usa, in patria. Posti di lavoro dove prima non c’erano. Posti di lavoro americani, America first in concreto come da promessa e vittoria elettorale. E’ la Trump economy che comincia a girare, in tutto il suo splendore. Però…

Però la Foxconn per realizzare l’impianto in Wisconsin riceverà dal contribuente americano tre miliardi do dollari in agevolazioni e incentivi fiscali e non solo. Dunque Trump gira a Foxconn-Apple tre miliardi di tasse pagate dagli americani. Per 13 mila posti di lavoro? Non proprio: 13 mila forse saranno, di sicuro sono tremila. Qui, oggi e subito tremila posti di lavoro in cambio di tre miliardi subito qui e oggi. Poi si vedrà. Facile il conto: ogni posto ndi lavoro riportato negli Usa costa un milione di dollari in tasse girate all’azienda. E’ la Trump economy in tutta la sua insostenibile ambiguità.

Se si aggiunge che Trump come da programma e promessa le tasse le dovrebbe abbassare e di molto (gli americani ne pagano già poche in confronto agli europei) la Trump economy si manifesta in tutta la sua luminosa…gassosità. Ma, dicono i sostenitori di Trump, un milione a posto di lavoro sarà ripagato dalla nuova produzione e dall’economia che ne verrà messa in moto, i contribuenti americani riavranno indietro in forma di crescita economica quanto oggi versano alla Trump economy. Basta siano pazienti: i tecini del Parlamento del Wisconsin danno appuntamento per andare in pari, se tutto va bene e per il meglio, al…2047. Se non va non ci sarà nessun Trump presidente con cui prendersela, da un pezzo.

Al giornalista Gaggi la vicenda ricorda qualcosa, il metodo e la teoria e la cultura e la prassi delle nostre Partecipazioni Statali per cui creare occupazione in perdita era una missione sociale e istituzionale. Erano gli anno ’70 e ’80 del secolo scorso, quaranta anni son passati, non siamo mai andati in pari. Non c’è stato sviluppo né indotto creato dalle aziende che perdevano vasche di soldi pubblici. Qua e là è rimasta sotto forma di assistenza pubblica un po’ di occupazione fittizia. In compenso è cresciuto il rancore e il declino sociale. Noi però non siamo americani e la Trump economy da loro è un’altra cosa. O no?

To Top