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Trump, “penso che Putin lo paghi”. Audio leader repubblicani alla Camera

"Trump forse pagato da Putin": la frase di un deputato repubblicano nel 2016

“Trump forse pagato da Putin”: la frase di un deputato repubblicano nel 2016 (Nella foto, il deputato McCarthy)

MILANO – “Penso che Vladimir Putin paghi Donald Trump“: questa frase sarebbe stata pronunciata il 15 giugno del 2016, in piena campagna elettorale, dal leader della maggioranza repubblicana alla Camera, Kevin McCarthy, alleato di Trump, dopo un incontro con il premier ucraino, Vladimir Groysman, che aveva suggerito proprio l’ipotesi che la Russia finanziasse politici populisti per indebolire le istituzioni democratiche in Europa.

L’affermazione è stata riferita dal Washington Post, che già negli scorsi giorni aveva aperto il caso sulle rivelazioni di informazioni riservate fatte da Trump al ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, e all’ambasciatore russo a Washington, Sergei Kisliak.

La frase di McCarthy sarebbe uscita durante una conversazione a Capitol Hill con alcuni parlamentari repubblicani, tra cui lo speaker della Camera, Paul Ryan. Il Washington Post sostiene che ne esiste anche una registrazione, ascoltata e verificata dal quotidiano. All’affermazione di McCarthy alcuni dei presenti hanno risposto ridendo, e lui ha aggiunto: “Lo giuro”.

La conversazione avvenne dopo che McCarthy e Ryan avevano avuto due incontri separati con il primo ministro ucraino Vladimir Groysman. Sarebbe stato lui a parlare di una presunta tattica utilizzata dal Cremlino per danneggiare e indebolire le istituzioni democratiche in Europa, soprattutto nei Paesi dell’Europa dell’est, finanziando i politici populisti.

“Ci sono due persone che penso Putin paghi – afferma McCarthy nell’audio – e sono Rohrabacher e Trump”. Dana Rorhabacher è una deputata repubblicana della California (come McCarthy) famosa per la sua strenua difesa di Putin e della Russia. La conversazione fu poi bruscamente interrotta da Ryan, che chiese ai presenti di tacere su quello scambio di battute.

Diversi quotidiani statunitensi hanno minimizzato l’uscita, parlando di uno “scherzo” o di una affermazione “assurda e falsa”.

 

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