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Trump: inciucio con Russia per diventare presidente. Ci sono le mail che lo provano

Trump: inciucio con Russia per diventare presidente. Ci sono le mail che lo provano

Trump: inciucio con Russia per diventare presidente. Ci sono le mail che lo provano

WASHINGTON – Che l’allora candidato alla presidenza Usa Donald Trump ricevette l’aiuto della Russia per diventare il 45esimo inquilino della Casa Bianca è ormai un fatto acclarato. Ci sono le mail, quelle pubblicate proprio dal figlio di The Donald, Donald jr, a provarlo. Ma da questo al possibile impeachment la strada è lunga, e di fatto sbarrata almeno sino alle elezioni di mid-term e sino a quando i Repubblicani avranno la maggioranza al Congresso. Impeachment a parte però questa vicenda, con l’annesso di Trump che in diretta mondiale, al G20, confeziona la scena in cui chiede a Vladimir Putin conto delle ingerenze russe nella campagna elettorale Usa, danno il metro dell’affidabilità del presidente americano. Il mondo è, o almeno dovrebbe essere, avvisato.

“Se si tratta di ciò che dici, lo amerei, specialmente più tardi durante l’estate”. Queste parole, scritte dal figlio maggiore di Trump in una mail inviata a Rob Goldstone il 3 giugno del 2016, potrebbero rappresentare la svolta del Russiagate – racconta Paolo Mastrolilli su La Stampa – Donald junior, infatti, rispondeva ad un messaggio in cui Goldstone gli offriva informazioni compromettenti su Hillary Clinton, raccolte dal governo russo. È la potenziale prova della collusione tra Mosca e la campagna elettorale repubblicana, che potrebbe mettere la presidenza al muro. Goldstone è un impresario con cui Trump aveva collaborato per portare in Russia la competizione di Miss Universo nel 2013”.

A rendere pubblico il contenuto delle mail anticipate dallo scoop del New York Times è lo stesso Trump jr, in quello che il papà presidente ha definito un gran gesto di trasparenza. E lo ha fatto nel tentativo di scagionarsi, dimostrando di non esser stato lui a chiedere le informazioni sulla Clinton. Intervistato da Sean Hannity su Fox News, il giovane Trump ha detto “che non c’era nulla da dire” all’epoca al padre ma ha ammesso che, “in retrospettiva”, avrebbe agito “in modo leggermente diverso”. Dallo scambio di email che ha preceduto l’incontro tra ‘junior’ e l’avvocatessa vicina al Cremlino emerge l’entusiasmo di Donald Jr per l’offerta di “informazioni molto sensibili, di altissimo livello” che “sono parte del sostegno della Russia e del suo governo per Trump”.

Cioè a dire che il figlio dell’allora candidato repubblicano era ansioso di incontrare quella che gli era stata presentata come una rappresentante del Cremlino con documenti compromettenti sulla Clinton. “Ho pensato che dovessi ascoltarli”, si è difeso Donald Jr sulla Fox, spiegando di aver pensato solo a semplici informazioni sull’avversaria del padre e non ad un’offerta di aiuto da parte del governo russo. Un comportamento non esattamente cristallino, tanto da far dire all’avvocato di Bush jr che oltre all’impeachment per il padre si potrebbe configurare persino l’alto tradimento per il figlio. Esattamente come il senatore democratico Tim Kaine, candidato alla vice presidenza con Hillary Clinton, secondo cui “non si tratterebbe solo di collusione o ostruzione della giustizia. Ormai siamo andati ben oltre. Qui si configura il reato di tradimento”, perché Don avrebbe complottato con un Paese straniero ai danni degli Usa. Da questo all’impeachment il passo è però tutt’altro che breve e scontato.

Quello che è pressoché certo è che almeno sino alle elezioni di mid-term dell’anno prossimo, e cioè sino a quando i Repubblicani avranno la maggioranza nelle due Camere Usa, nulla accadrà in questo senso. Se anche sono infatti molti i Repubblicani che non amano – per usare un eufemismo – l’ex immobiliarista divenuto presidente, è da escludere l’ipotesi che il GOP possa avallare una simile mossa nei confronti di uno che, seppur subìto, è un esponente delle proprie fila. Prima del futuribile impeachment c’è però l’immediato. E se dal punto di vista legale non succederà nulla almeno per una manciata di mesi, certo è che questa storia mina definitivamente la credibilità di quello che sino all’anno scorso veniva chiamato non senza enfasi ‘Capo del Mondo Libero’. L’uomo che è succeduto ad Obama è infatti ormai un presidente privo di credibilità e su cui non si può fare affidamento, come solo un presidente capace del siparietto offerto con Putin ad Amburgo può esserlo. Proprio mentre il Nyt pubblicava lo scoop dell’incontro tra Trump jr e l’avvocatessa russa, il papà, in Germania, incontrava l’omologo russo raccontando di avergli chiesto delle ingerenze di Mosca, commentando poi come l’inquilino del Cremlino avesse smentito ma lui non fosse del tutto convinto della risposta. Un avviso chiaro ai naviganti del mondo che chi governa Paesi alleati o ostili avrà ormai ben compreso.

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