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Trump smentisce Casa Bianca e Cremlino: sì, ai russi ho detto e dico quello che mi pare

Trump smentisce Casa Bianca e Cremlino: sì, ai russi ho detto e dico quello che mi pare"

Trump smentisce Casa Bianca e Cremlino: sì, ai russi ho detto e dico quello che mi pare” (Nella foto Ansa, Trump e Lavrov)

WASHINGTON – Alla fine il presidente americano Donald Trump smentisce Casa Bianca e Cremlino e ammette di aver rivelato informazioni classificate come altamente segrete al ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, e all’ambasciatore russo negli Stati Uniti, Sergiei Kisliak. Informazioni segrete che, secondo il NYT, erano state fornite dai servizi segreti israeliani. 

“Come presidente volevo condividere con la Russia (durante un incontro alla Casa Bianca programmato pubblicamente), cosa che ho il diritto assoluto di fare, fatti relativi al terrorismo e alla sicurezza dei voli aerei. Ragioni umanitarie. Inoltre voglio che la Russia rafforzi notevolmente la sua lotta contro l’Isis e il terrorismo”: con queste parole, affidate come al solito a Twitter, il presidente ha messo a tacere la ridda di voci e smentite che si rincorrevano da quando il Washington Post ha rivelato la fuga di notizie top secret. O meglio, più che fuga di notizie, la volontaria decisione del comandante in capo americano di passare sopra al volere delle fonti riservate che avevano rivelato le notizie sul terrorismo islamico.

E adesso qualcuno sostiene che queste rivelazioni fatte arbitrariamente da Trump possano portare al suo impeachment. E’ la tesi di alcuni avvocati specializzati in tema di sicurezza nazionale in un post pubblicato sul blog di affari legali Lawfare. 

Le rivelazioni potrebbero costituire “una violazione del giuramento del presidente”, che potrebbe portare al suo impeachment, affermano i legali, tra i quali c’è anche un docente della Harvard Law School. In particolare, riguardo all’informazione sui rischi dovuti alla presenza di laptop a bordo degli aerei, gli avvocati sostengono che “se il presidente ha rivelato questa informazione per disattenzione o trascuratezza, presumibilmente ha violato il suo giuramento”.

I legai citano casi passati in cui le violazioni del giuramento sono state usate (o valutate seriamente) come motivo di impeachment: tra questi i casi di Andrew Johnson, Richard Nixon e Bill Clinton. “Non c’è alcun motivo per cui il Congresso non possa considerare una grottesca violazione del giuramento del presidente come unica base per l’impeachment”, concludono gli esperti.

 

 

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