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Turchia, due militari fuggiti in Italia dopo il golpe

ANKARA – Due addetti militari dell’ambasciata turca in Grecia sarebbero fuggiti in Italia per salvarsi dalle purghe di Recep Tayyip Erdogan dopo il fallito colpo di Stato del 15 luglio scorso. E le autorità italiane, ha annunciato il ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu, sono state informate “affinché i due traditori possano essere riportati in Turchia”.

Diversi addetti militari all’estero, ha denunciato oggi Cavusoglu, si sono resi complici del golpe, e nelle prime fasi alcuni erano arrivati a dire alle loro ambasciate che da quel momento erano loro al comando. I due militari fuggiti in traghetto verso l’Italia sono il colonnello Ilhan Yasitli, dell’esercito, e il colonnello Halis Tunc, della Marina. I due sarebbero scappati con le rispettive famiglie il 6 agosto.

Uno dei due ha un fratello nei Paesi Bassi e proprio qui sarebbero diretti i due. “La loro fuga prova che i due erano legati al colpo di Stato”, ha affermato l’ambasciatore turco a Roma Aydon Adnan Sezgin, confermando di essere “in contatto con le autorità preposte”.

Un caso analogo è stato registrato anche negli Stati Uniti. Un contrammiraglio della Marina turca impiegato in una base Nato a Norfolk, in Virginia, è scomparso subito dopo il fallito golpe militare, che ha causato la morte di almeno 270 persone. Si tratta del contrammiraglio Mustafa Ugurlu. Ha lasciato i suoi documenti di identità e tesserini nella sua base il 22 luglio, e da allora non si hanno notizie di lui. Secondo alcune fonti, intenderebbe chiedere asilo.

Rispondendo alla domanda di un giornalista proprio su questo, Cavusoglu ha detto che la Turchia ha chiesto informazioni a Washington, ma ancora non ha avuto una risposta. La vicenda non è ancora chiara, ma certo potrebbe complicare ulteriormente i rapporti tra Turchia e Stati Uniti, con Ankara che sta esercitando pressioni sempre più forti su Washington affinché conceda l’estradizione dell’imam Fethullah Gulen, ritenuto dal governo turco la mente del tentato putsch.

Pressioni rinnovate nelle ultime ore dal presidente Recep Tayyip Erdogan. “Prima o poi – ha detto davanti a migliaia di sostenitori ad Ankara – gli Usa dovranno fare una scelta: O Gulen o noi”. Anche il ministro Cavusoglu continua a mandare messaggi dopo il disgelo con la Russia di Vladimir Putin sancito dal vertice di San Pietroburgo: “La Turchia – ha detto oggi – potrebbe cercare altre opzioni al di fuori della Nato per la cooperazione nel settore della Difesa”. Salvo poi concedere che “tuttavia la nostra prima opzione rimane sempre quella della cooperazione con gli alleati della Nato”.


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