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Turchia, la moglie di Erdogan: “Harem scuola di vita”

ISTANBUL – “Harem è scuola di vita”: nuova bufera sulla famiglia Erdogan. Questa volta non sul presidente Recep Tayyip, bensì sulla moglie, Emine. Colpa di quella frase detta da lei, velatissima musulmana: “Nell’impero ottomano l’harem era una scuola per preparare le donne alla vita”.

Tra ironia e indignazione, in Turchia i social network si sono scatenati contro l’ ennesima dichiarazione controversa sulla figura femminile. Tanto più che le parole della first lady sono giunte all’indomani dell’8 marzo, quando ancora una volta Erdogan non aveva perso occasione di mostrare il suo punto di vista, facendo indignare le femministe turche: “A qualcuno potrebbe non piacere, ma per me la donna è prima di tutto madre“.

Dopo le parole del presidente, un grande corteo di donne ha sfilato nel centro di Istanbul per l’8 marzo, nonostante un iniziale divieto e la repressione delle manifestazioni organizzate nei giorni precedenti. E poi è arrivata la frase della first lady.

“L’harem era una scuola per i membri della dinastia ottomana e un centro educativo per preparare le donne alla vita”, ha detto nel suo discorso Emine Erdogan, criticando la percezione occidentale e riproponendo un’ammirazione per l’epoca dei sultani mai nascosta dallo stesso Erdogan.

Nell‘harem imperiale del palazzo di Topkapi a Istanbul, insieme alle donne (familiari e centinaia di concubine del sultano) gli unici uomini ammessi erano gli eunuchi. Lì le donne ricevano un’educazione, ma erano tenute in condizioni di sottomissione, alcune praticamente in schiavitù.

Non è la prima volta che l’8 marzo in Turchia si trasforma in un’occasione di polemiche. In passato, Erdogan decise di lanciare la sua campagna sulla maternità proprio in questa ricorrenza, sostenendo tra l’altro che “ogni donna deve partorire almeno 3 figli”.

In seguito il presidente si era anche lanciato in una battaglia contro il parto cesareo, criticato come ostacolo alla fertilità. Nel 2014, Erdogan suscitò però le polemiche più dure sostenendo che “donne e uomini non sono uguali”.