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Usa accusa Russia: “Attacchi hacker per influenzare voto”. E Mosca difende Trump…

WASHINGTON – Sono stati i russi a sferrare gli attacchi hacker contro la campagna per le presidenziali Usa. Dopo mesi di sospetti, l’amministrazione Obama non ha più dubbi e accusa ufficialmente la Russia di aver cercato di influenzare il voto dell’8 novembre. La denuncia, messa nero su bianco, è dell’Office of Director of National Intelligence, la massima autorità dell’intelligence americana.

Le conclusioni si basano sulle indagini compiute negli ultimi mesi dagli 007 e dagli investigatori dell’Fbi. Indagini sui numerosi cyberattacchi non solo al Partito Democratico e alla campagna elettorale di Hillary Clinton ma anche ad altri esponenti e gruppi politici.

Da settimane all’interno dell’amministrazione Obama e del Congresso montavano le pressioni perché Mosca fosse smascherata come corresponsabile di una campagna tesa a creare sfiducia e gettare discredito intorno alle elezioni americane. Il Cremlino ha sempre negato di essere dietro a tali azioni così come di non voler favorire il candidato repubblicano Donald Trump. Ma un’altro episodio trapelato oggi sembra confermare quantomeno la simpatia di Mosca per il tycoon: l’imbarazzante protesta formale dell’ambasciatore russo all’Onu, Vitali Churkin, al segretario generale dell’Onu Ban ki-moon per le critiche rivolte al candidato repubblicano dall’Alto commissario per i diritti umani delle Nazioni Unite, Zeid Ra’ad al-Hussein. Quest’ultimo aveva accusato Trump di populismo e di razzismo. Non si era mai vista una lamentela russa su come l’Onu tratta un politico americano.

Il rating del tycoon è in calo dal 2 ottobre, mentre quello dell’ex Segretario di Stato continua a salire dal 18 settembre, quando i due candidati erano separati solo da uno 0,9%. Il magnate sta perdendo terreno anche negli Swing State, gli stati in bilico, tanto che il suo vice Mike Pence avrebbe più probabilità di lui di battere Hillary Clinton, secondo un sondaggio di Politico tra i suoi insiders Gop. Il 66% di loro ritiene che il governatore dell’Indiana sconfiggerebbe la candidata democratica, mentre solo il 44% pensa che Trump prevarrebbe.

Le quotazioni di Pence sono salite dopo la performance nel primo e unico duello tv tra vice, dove secondo esperti e sondaggi ha dominato il confronto con Tim Kaine, facendo rimpiangere a molti dirigenti repubblicani l’ipotesi di un nominee come lui.

Il rating del tycoon è sceso invece dopo la deludente prestazione nel primo dibattito con Hillary Clinton, seguito da una serie di imbarazzanti rivelazioni giornalistiche, attacchi dei media e gaffe personali. Il magnate si prepara al riscatto nella seconda sfida tv di domenica in Missouri: il suo campaign manager, Robby Mook, si aspetta un Trump “molto più preparato e concentrato sulle sue proposte politiche” e non intenzionato ad usare “il tipo di attacchi personali e duri che ha minacciato”, ossia le infedeltà di Bill Clinton.

Intanto però ne ha sparata un’altra delle sue, denunciando che c’è un input per far passare alla frontiera gli immigrati clandestini in modo che possano votare, manipolando così le prossime elezioni. Accusa non provata, tanto più che gli immigrati appena ammessi non hanno diritto di voto, ma che rivela un nuovo tentativo di mettere in discussione il risultato delle urne. Il magnate continua a restare nel mirino dei media, che ogni giorno tirano fuori dal cilindro scheletri vecchi e nuovi.

Trump è costretto ad incassare anche uno schiaffo dell’ex moglie Ivana, che può pesare sull’elettorato femminile: “Non è mai stato realmente interessato ai figli fino a che non ha potuto parlare di affari con loro. Quando hanno compiuto 21 anni, glieli ho consegnati e gli ho detto: ecco il prodotto finito, tu puoi prenderli da questo momento”. Pesante sul fronte rosa anche lo smacco subito da Caroline Rose Giuliani: la figlia dell’ex sindaco di New York, tra i più convinti sostenitori di Trump, ha deciso di non seguire le scelte politiche del padre e appoggia con entusiasmo la candidata democratica.