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Usa-Russia, guerra di spie. Trump chiude consolato russo a San Francisco. Mosca: “Reagiremo”

Usa chiudono consolato russo a San Francisco dopo cacciata 755 americani da Mosca

Usa chiudono consolato russo a San Francisco dopo cacciata 755 americani da Mosca

SAN FRANCISCO – Gli Stati Uniti costringono alla chiusura il consolato russo di San Francisco, e impongono un ridimensionamento delle strutture diplomatiche di Mosca a Washington e New York. La decisione di Donald Trump che inasprisce non poco i rapporti tra Stati Uniti e Russia costituisce una contro-rappresaglia alla precedente cacciata di 755 diplomatici americani dal Cremlino.

Il dipartimento di Stato americano ha inoltre ordinato la chiusura di due complessi usati dai diplomatici russi a Washington e New York, “in spirito di parità”. E per giunta l’operazione dovrà concludersi entro domani 1 settembre: i russi hanno quindi 24 ore di tempo.

L’allontanamento degli americani da Mosca era a sua volta una risposta all’espulsione tardiva di 35 diplomatici russi, decisa lo scorso dicembre dall’allora presidente Barack Obama, dopo le indiscrezioni sulle interferenze dei russi nelle elezioni presidenziali.

Mosca all’epoca sostenne che con l’espulsione degli 007 americani il numero dei funzionari in servizio in entrambi i Paesi sarebbe stato uguale, ossia 455 in totale per russi e statunitensi. Oggi la nuova contromossa del dipartimento di Stato dopo la scadenza dell’ultimatum di Mosca.

“A Mosca studieranno attentamente le nuove misure annunciate dagli americani”, ha risposto tonante il ministro degli Esteri russo Serghiei Lavrov. Al suo omologo, il segretario di Stato Usa Rex Tillerson, Lavrov ha assicurato: “Reagiremo”. Il ministro russo ha quindi “espresso rammarico per l’escalation della tensione” tra Usa e Russia.

La guerra diplomatica o meglio delle spie si consuma sullo sfondo degli attriti legati alle sanzioni che il Congresso statunitense ha varato contro Mosca, accusata di aver interferito nelle ultime elezioni presidenziali americane. Quell’accusa che portò già Barack Obama alla fine del 2016, poco prima di dire addio allo Studio Ovale, a cacciare via 35 diplomatici russi. Da lì è stato un crescendo di sgarbi e dispetti reciproci.

Nonostante i sospetti che hanno dato vita al Russiagate – con un procuratore speciale e il Congresso che indagano sui presunti legami tra il tycoon e Mosca – quello tra gli Stati Uniti e la Russia continua dunque ad assomigliare a un clima da Guerra Fredda. Anche se sia Trump che Putin hanno più volte auspicato un miglioramento delle relazioni tra Casa Bianca e Cremlino. Un miglioramento dopo il gelo dell’era Obama, in cui i rapporti tra i due Paesi (e anche tra i due leader) hanno toccato il livello più basso da decenni.

Lo stesso Trump giorni fa aveva liquidato la questione con una battuta: “Voglio ringraziare Putin perché stiamo cercando di tagliare il nostro personale all’estero e ora dovremo pagare meno gente. Vuol dire che risparmieremo del denaro”.

Ben più dure le parole del Dipartimento di Stato guidato da Tillerson, che si è detto pronto a prendere ulteriori misure contro Mosca “se necessario”. Anche se è oramai un dato di fatto che le posizioni dell’ex Ceo del gigante petrolifero Exxon Mobil spesso non coincidono con quelle del presidente.

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