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Usa-Corea del Nord: se davvero scoppia la guerra ecco chi, come e dove muore

Usa - Corea del Nord, scoppierà la guerra?

Usa – Corea del Nord, scoppierà la guerra?

NEW YORK – Improbabile, viste le tecnologie in campo, una guerra nucleare. Ma non per questo un conflitto con la Corea del Nord protagonista sarebbe meno drammatico, considerata la vicinanza di Pyongyang con città come Seul o con la costa giapponese e tenuto conto delle dimensioni e della tipologia degli armamenti di cui Kim Jong-un dispone. “Bomba o non bomba”, cantava una trentina d’anni fa Antonello Venditti sulla strada per Roma. Oggi, dall’altra parte del mondo, l’interrogativo è “guerra o non guerra”.

Guerra tra la Corea del Nord e i suoi immediati vicini e guerra tra Pyongyang e gli Stati Uniti di Donald Trump. Una guerra che nessuno vuole ma che, nonostante questo, ha possibilità di scoppiare davvero molto concrete. E se guerra sarà, che tipo di guerra ci dobbiamo aspettare? Nessuno, ovviamente, può prevedere il futuro ma alcune ipotesi si possono fare. E questa, se scoppierà, sarà una guerra difficilmente nucleare e difficilmente potrà coinvolgere il suolo americano, ma sarà comunque una guerra drammaticamente costosa in termini di vite umane. Specie per i vicini della Corea del Nord alleati degli Usa: Giappone e Corea del Sud. Ormai anche la Cina, superpotenza asiatica e unica “amica” del regime di Kim Jong-un che di fatto contribuisce a tenere in vita, ha apertamente riconosciuto che un conflitto “potrebbe scoppiare in qualsiasi momento”, come ha detto chiaro e tondo il ministro degli Esteri cinese Wang Yi.

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Ma chi potrebbe farlo scoppiare, chi dei due principali attori, e cioè Usa e Nord Corea, potrebbero passare dalle parole e dalle minacce ai fatti? L’identikit dei due uomini forti del momento (Trump e Kim) non lascia ben sperare, avendo entrambi dipinto per se stessi l’immagine del maschio alfa capace di passare velocemente alle maniere forti per difendere i propri interessi, ma sono propri gli interessi reali a tenerli a freno. Almeno per il momento. Come scrivono però Guido Olimpio e Guido Santevecchi sul Corriere della Sera, il conflitto “potrebbe iniziare per un azzardo o perché qualcuno compie uno stupido errore. Con la concentrazione di forze e manovre militari – purtroppo – basta poco. E non va dimenticato che la Nord Corea in passato ha compiuto atti di guerra affondando una corvetta del Sud o prendendo di mira con i cannoni un’isola nemica”.

Lo scenario più plausibile per un conflitto sarebbe quindi quello della classica escalation: con Pyongyang che ad esempio potrebbe lanciare un missile troppo vicino al Giappone scatenando la reazione degli Usa, pronti a colpire installazioni militari nordcoreane e arrivando in un attimo al cannoneggiamento di Seul da parte del Nord ferito. Oppure a far la prima mossa potrebbe essere l’esercito di Trump, con un bombardamento sui siti dove la Corea del Nord porta avanti il suo programma atomico con lo stesso, identico, esito. Come sempre o quasi nella storia un piccolo errore potrebbe quindi scatenare una catena di eventi dall’esito potenzialmente devastante.

Detto questo però la paura più grande è, almeno verosimilmente, non realizzabile. E’ infatti fortemente improbabile che Pyongyang disponga della tecnologia in grado di armare missili intercontinentali con testate atomiche. E’ vero che hanno condotto test nucleari, ma è quasi certo che ancora non siano riusciti a miniaturizzare le testate e i lanci di test dei missili spesso non hanno gli esiti sperati. Tutto questo fa ritenere che difficilmente Kim Jong-un possa colpire gli Usa o altri Paesi lontani con i suoi missili. Una buona notizia, che potrebbe confinare il conflitto a scontro locale, ma non per Seul e Tokyo. La Corea del Nord dispone infatti di missili in grado di colpirle entrambe e dispone di centinaia di pezzi d’artiglieria, molti ben protetti, con i quali è in grado di minacciare un’ampia fascia della Corea del Sud, compresi i sobborghi settentrionali proprio di Seul.

Si stima che, in circa un giorno di conflitto aperto, ci potrebbe essere nella zona urbana della capitale sudcoreana quasi un milione di morti. Se poi si può ritenere improbabile che Kim abbia missili da lanciare in giro per il pianeta, non si può affatto escludere che coinvolto in un conflitto che per lui significa vita o morte decida di usare le (molte) armi chimiche di cui dispone o una cosiddetta bomba sporca. E allora le conseguenze per i due ‘vicini’ sarebbero ancora peggiori. Un terzo già citato vicino, la Cina, potrebbe e prova a giocare il ruolo di mediatore. Vicina a Pyongyang, Pechino non vuole assolutamente che un conflitto porti l’esercito a stelle e strisce sin sui loro confini, oltre il 38esimo parallelo. E per questo preme già sul dittatore nordcoreano, pur sapendo che abbandonarlo del tutto significa anche perdere qualsiasi forma di controllo su di lui.

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