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Usa, Donald Trump vende armi a Taiwan per 1,3 mld di dollari. Ira della Cina

Usa, Donald Trump vende armi a Taiwan per 1,3 mld di dollari. Ira della Cina

Usa, Donald Trump vende armi a Taiwan per 1,3 mld di dollari. Ira della Cina

TAIPEI – Gli Stati Uniti approvano la vendita a Taiwan di armi per 1,3 miliardi di dollari, sollevando l’indignazione della Cina che considera l’isola una provincia ribelle. Un funzionario Usa ha sottolineato che “non ci sono cambiamenti nella nostra politica “One China”, e affermato che c’è una sola Cina e Taiwan ne è parte, e Pechino afferma essere un presupposto essenziale per preservare le relazioni.

L’annuncio della vendita arriva in un momento sensibile nei rapporti tra Stati Uniti e la Cina: Trump sta lavorando per stabilire una partnership così da andare oltre le divergenze commerciali e porre un freno al programma nucleare della Corea del Nord. Taiwan è uno Stato de facto ma la Cina lo considera parte del suo territorio e va riunificata, se necessario con la forza.

Gli Stati Uniti sono il più potente fornitore di alleati e armi dell’isola, sebbene non abbiano rapporti ufficiali con Taipei dopo il mancato riconoscimento nel 1979. Washington, afferma il funzionario Usa, vende armi a Taipei affinché “mantenga una sufficiente capacità di autodifesa”.

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Taiwan ha ringraziato gli Stati Uniti per il continuo impegno e detto che l’accordo “aumenta la fiducia e la capacità di mantenere lo status quo di pace e stabilità nello stretto di Taiwan”. “Continueremo a cercare un dialogo costruttivo con Pechino e promuovere sviluppi positivi nelle relazioni tra i confini”, ha dichiarato in una nota l’Ufficio presidenziale di Taiwan. “Allo stesso tempo, continueremo ad aumentare gli investimenti nella difesa, anche sulle industrie di difesa locali e la ricerca connessa alla difesa, per dimostrare il nostro impegno a tutelarci”, ha aggiunto.

Il ministero della Difesa ha annunciato che le vendite Usa aumenteranno le capacità di combattimento aereo e marittimo dell’isola. La vendita, l’ultima risale al 2015, consta di sette parti e comprende l’aggiornamento dei sistemi di difesa da analogico a digitale; il controllo radar, missili anti-radar ad alta velocità, siluri e componenti missilistiche.

Subito dopo l’elezione di Trump, a Pechino circolava la preoccupazione che Taiwan sarebbe diventata una pedina di scambio: il neo presidente fece capire che avrebbe abbandonato la “One China policy”, che sostiene le relazioni tra USA e Cina, a meno che non avesse stretto accordi migliori. Subito dopo aver vinto le elezioni, Trump fece infuriare la Cina accettando una telefonata di congratulazioni dalla presidente di Taiwan, Tsai Ing-wen, frantumando precedenti decenni di relazioni diplomatiche e dando in sostanza uno schiaffo a Pechino.

Ma una volta in carica, Trump ha inequivocabilmente approvato la politica “One China” in occasione della visita del leader cinese Xi Jinping. Da quando Tsai Ing-wen è diventata presidente, le relazioni tra Taipei e Pechino si sono rapidamente deteriorate.

L’ambasciata cinese negli Stati Uniti ha sollecitato Washington a revocare immediatamente la “l’errata decisione” e fermare le vendite di armi a Taiwan per 1,42 miliardi di dollari. “Il governo cinese e il popolo cinese a buon diritto si sentono oltraggiati. La vendita invia un messaggio molto sbagliato alle forze “Taiwan independence”; l’indignazione di Pechino rischia di danneggiare i tentativi di Trump di cercare ulteriore sostegno dalla Cina utile a frenare il programma nucleare e missilistico della Corea del Nord.

“L’iniziativa è in contrasto con l’intesa raggiunta tra i due presidenti a Mar-a-Lago (residenza invernale per i presidenti americani dove ad aprile è avvenuto l’incontro con Xi Jinping) e un positivo sviluppo dei rapporti Cina-Usa”, ha dichiarato l’ambasciata. Trump, dopo l’incontro, aveva definito il presidente cinese “una brava persona“.

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