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Usa e Russia, guerra dei visti. Stop da Washington, Mosca: “Vogliono creare risentimento”

Usa e Russia, guerra dei visti. Stop da Washington, Mosca: "Vogliono creare risentimento"

Usa e Russia, guerra dei visti. Stop da Washington, Mosca: “Vogliono creare risentimento” (Foto Ansa)

MOSCA – Sale la tensione tra Stati Uniti e Russia. Come conseguenza della decisione della Federazione di espellere 755 diplomatici americani in ritorsione alle sanzioni contro Mosca approvate dal Congresso statunitense, Washington risponde a sua volta sospendendo dal 23 agosto al primo settembre l’emissioni di visti turistici da parte delle rappresentanze diplomatiche statunitensi in Russia.

E a partire dal primo settembre i visti saranno rilasciati solo a Mosca per un periodo “indefinito”, interrompendo così l’azione dei consolati dislocati nel resto del Paese. Le restrizioni, ha fatto sapere l’ambasciata Usa, continueranno sino a che persisterà la riduzione del personale diplomatico americano.

Proprio entro il primo settembre i diplomatici americani espulsi dovranno lasciare la Russia: a partire da quel momento gli Stati Uniti potranno contare al massimo 455 diplomatici nelle loro rappresentanze in Russia, cioè esattamente quanti ne ha il Cremlino fra ambasciata e consolati americani. L’ambasciata americana ha fatto sapere, in una nota, che sono iniziati i preparativi per riportare a casa i diplomatici.

La sospensione dell’emissione dei visti statunitensi “non-immigrazione” in Russia e le successive limitazioni comprendono anche le categorie “lavoro, affari, transito e studio”.  “L’ambasciata a Mosca – si precisa nel comunicato – continuerà a trattare i visti non-immigrazione che non prevedono un colloquio diretto”. I consolati che non forniranno più questo tipo di servizio sono quelli di San Pietroburgo, Ekaterinburg, e Vladivostok. Verrà data inoltre priorità a “funzionari Onu, organizzazioni internazionali con sede in Usa e missioni bilaterali” oltre che, a seconda della “disponibilità del personale”, a “emergenze mediche e familiari”.

La notizia non è piaciuta a Mosca. Il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, ha definito la decisione un tentativo di “suscitare risentimento” fra i cittadini russi. Lavrov ha poi precisato che Mosca risponderà “senza colpire gli interessi dei cittadini statunitensi”.

 

 

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