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Vecciarelli nuovo capo di Stato Maggiore: “Tornado? Pronti”

ROMA – Vecciarelli nuovo capo di Stato Maggiore: “Tornado? Pronti”. L’impiego dei Tornado in Libia? “Il nostro compito è prepararci. Posso assicurare che tutte le Forze armate sono pronte ad intervenire laddove e come il Governo riterrà opportuno”. Il generale Enzo Vecciarelli – 59 anni, di Colleferro (Roma), pilota di caccia – che proprio oggi ha assunto l’incarico di capo di stato maggiore dell’Aeronautica, risponde con diplomazia ai giornalisti che gli chiedono se i caccia italiani siano pronti ad intervenire in Libia.

Una “extrema ratio” – come scrive oggi La Stampa – alla quale il Governo potrebbe determinarsi di fronte al pressing americano, che Obama potrebbe esercitare sul premier Renzi nell’incontro che i due leader avranno venerdì. Un’opzione – quella dei Tornado in azione in Libia – che implica comunque un passaggio parlamentare e che, in ambienti militari e della Difesa, viene definita “per ora non all’ordine del giorno”.

Sull’impiego di piccoli nuclei di forze speciali per “azioni mirate” sul terreno, altra opzione ventilata, arriva invece un no comment: un recente decreto prevede che il premier possa autorizzare l’Aise, il servizio segreto esterno, ad impiegare i commandos per le proprie operazioni di intelligence. Secondo alcuni analisti vi sarebbero già alcuni team in azione in Libia, ma il Governo – comprensibilmente – ha sempre smentito.

“L’impiego dei militari italiani in quello scacchiere procede su due binari paralleli. E allo stato nulla è cambiato”, spiega una fonte che conosce bene il dossier. “Il primo è quello del concorso alla stabilizzazione della Libia e la posizione è chiara da tempo: l’Italia è pronta ad assumere la leadershisp di una missione umanitaria di ricostruzione, a patto però che abbia una legittimazione internazionale e che ci sia la richiesta di un governo libico riconosciuto da tutte le parti in causa. Altra cosa – aggiunge la fonte – è la guerra all’Isis: l’Italia contribuisce da tempo allo sforzo messo in atto da vari Paesi con due aerei senza pilota Predator, un velivolo da rifornimento in volo e quattro Tornado da ricognizione che sorvolano l’Iraq, schierati in Kuwait, e con istruttori delle forze di sicurezza irachene a Baghdad e curde, i peshmerga, ad Erbil.

“I militari impiegati complessivamente sono 700. L’impiego in Libia di team  – -prosegue la fonte – di forze speciali o l’azione di cacciabombardieri andrebbero inseriti in questo contesto, ma soprattutto per i Tornado non si tratta di un’opzione immediatamente percorribile”.

Lo stesso generale Vecciarelli, nel suo breve colloquio con i giornalisti, ha fatto capire che l’approccio italiano in Libia è tutt’altro che offensivo. In primo luogo, spiega, “ci vuole prudenza. Oggi ci sono due archi di crisi che ci riguardano: i Balcani e il nord Africa. E certamente la Libia, dalla quale traiamo le nostre risorse energetiche in maniera significativa, è un motivo di preoccupazione, ma condividiamo pienamente l’azione del governo di grande prudenza. Tenuto conto – ed è questo il passaggio significativo del ragionamento del capo di Stato maggiore – che in Libia non c’è un nemico, ma un popolo da aiutare a trovare la propria sicurezza. E’ l’Italia è pronta a fare la sua parte”.