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YOUTUBE Obama incorona Hillary Clinton: “Scegliete lei come presidente”

WASHINGTON – “Sono qui perché credo in Hillary Clinton e vi chiedo di votarla come prossimo presidente degli Stati Uniti”: questo l’appello di Barack Obama, sceso ufficialmente in campo, in North Carolina, al fianco della candidata democratica per la sua successione alla Casa Bianca. “La mia fiducia in lei è stata sempre ripagata”, ha detto Obama, lodando il percorso e l’operato della Clinton la definisce una “grande segretario di Stato”, la persona “più qualificata per questo incarico”.

all’appello a chiare lettere: “Sono qui perché credo in Hillary Clinton e vi chiedo di votarla come prossimo presidente degli Stati Uniti” mettendo il suo sigillo definitivo sulla candidatura. E incoronandola per succedergli alla Casa Bianca: “Sono pronto a passare il testimone a Hillary”.

L’incoronazione da parte di Obama arriva a poche ore da un’altra bella notizia per Hillary Clinton. L’Fbi ha infatti assolto la candidata presidente nell’inchiesta sul cosiddetto ‘mailgate’, spazzando via quell’ombra sinistra che incombeva fin dall’inizio sulla campagna della candidata democratica alla Casa Bianca.

Un comportamento “estremamente negligente” quello di utilizzare indirizzo e-mail e server privati durante il suo mandato da segretario di Stato, ma non un reato, ha annunciato l’agenzia federale al termine della sua inchiesta, concludendo che “nessun procuratore ragionevole” troverebbe motivo per incriminarla. E consentendo alla Clinton di tirare un sospiro di sollievo per la fase finale della sua campagna.

E’ stato il direttore dell’Fbi James Comey in persona a riferire in conferenza stampa i risultati dell’inchiesta durata circa un anno con le indicazioni che l’agenzia intende passare al dipartimento di Giustizia. E lo ha fatto sottolineando l’assoluta indipendenza con cui l’iter è stato portato a termine e le conclusioni sono state elaborate. Nessuna consultazione con il dipartimento di Giustizia quindi, nessuna comunicazione preventiva, nessun contatto ‘politico’, ha garantito il capo del Bureau.

Scontrandosi – come prevedibile – con i sospetti di chi di Clinton (ma non solo) si fida poco. Il rivale repubblicano Donald Trump in testa, che ha subito additato il “sistema corrotto”. Ma anche il più moderato speaker della Camera Paul Ryan, secondo cui l’annuncio sfida ogni spiegazione e ne richiede quindi ulteriori: “Nessuno dovrebbe essere sopra la legge”, ha affermato.

Che l’annuncio ci sarebbe stato a breve era quasi dato per scontato, qualche indiscrezione lo aveva fatto trapelare dopo che Hillary sabato si era recata volontariamente al quartier generale dell’Fbi a Washington per deporre in un interrogatorio durato tre ore e mezza. E dopo che la responsabile della Giustizia, Loretta Lynch, era stata costretta a chiarire il suo ruolo nell’inchiesta in seguito alle polemiche innescate da un breve incontro, pur informale e non programmato, con l’ex presidente Bill Clinton che, una scivolata da parte di entrambi, ha gettato un’ombra sull’inchiesta dell’Fbi.

Le accuse di ingerenza sono anche al centro dei pensieri della Casa Bianca in queste ore e del presidente Barack Obama, che sale sul palco a Charlotte con Clinton al grido di “Più forti insieme”. Nessun commento ufficiale sulle e-mail di Hillary, ha fatto sapere la Casa Bianca, sebbene gli sviluppi siano stati accolti con favore da Obama. Resta tuttavia quel rimprovero pesante all’operato della ex segretario di Stato, una macchia sulla sua capacità di giudizio che seguirà Hillary fin dentro le urne l’8 novembre prossimo.

Perché Comey non ha mancato di sottolinearlo: non c’è reato perseguibile, non vi sono prove che la Clinton e il suo staff intendessero violare la legge. Ma resta l’errore, per cui un qualsiasi funzionario governativo sarebbe andato incontro a sanzioni. Del resto l’agenzia federale ha constatato che oltre 100 e-mail delle 30mila transitate sul server privato dell’allora segretario di Stato contenevano “informazioni classificate”. E non è escluso, anzi è possibile, che attori “ostili” abbiano ottenuto accesso alle mail personali dell’allora ministro degli Esteri degli Stati Uniti. Un errore in cui un presidente, o aspirante tale, non deve incappare.

(Foto Ansa)

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