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YOUTUBE Usa, Donald Trump riceve la nomination repubblicana FOTO

CLEVELAND (USA) – L’immobiliarista e conduttore di reality show Donald Trump è ufficialmente il candidato repubblicano alla presidenza degli Stati Uniti d’America. Martedì sera la convention di Cleveland, Ohio, lo ha incoronato: 1.725 delegati gli hanno dato il loro voto, ne sarebbero bastati 1.237. Ma i leader del Grand Old Party hanno latitato, come il senatore John McCain, assente perché in gita in Colorado. E lui si è fatto vedere solo in video.

Dopo il discusso intervento della terza signora Trump, Melania, scopiazzato da quello del 2008 di Michelle Obama, sul palco dell’arena di Cleveland sono saliti i figli del tycoon, Donald Jr., Eric, Tiffany e Ivanka, che hanno sottolineato le doti umane del padre.

“Congratulation Dad. We love You”, ha gioito Donald Jr., e subito sono scattate le note di ‘New York New York’. Ora manca solo l’ufficializzazione della nomination di Hillary Clinton, attesa nella convention democratica di Filadelfia la prossima settimana. E tutto sarà pronto per la sfida finale, nella quale i due contendenti si confronteranno nei faccia a faccia televisivi previsti a partire dal mese di ottobre.

Quella di Trump è stata una corsa che all’inizio di questa campagna elettorale quasi nessuno aveva immaginato. Lui che si presentava, e non era la prima volta, come un outsider, che in molti pensavano dovesse uscire presto dalla gara. Invece è diventato il vero protagonista di questa stagione politica americana, con i suoi modi decisi e anche i suoi eccessi verbali contro l’Islam, contro gli immigrati sudamericani, contro i rifugiati siriani. Senza contare le controverse prese di posizione sessiste e maschiliste (con tanto di gaffe) che hanno fatto infuriare molte donne.

Le sue posizioni anti-establishment negli ultimi mesi hanno messo in seria difficoltà il partito repubblicano, aprendo di fatto una profonda crisi nella formazione storica della destra politica americana. Il trionfo del businessman newyorchese non è indolore per il partito repubblicano, arrivato diviso alla convention di Cleveland. Con la vecchia guardia – dai McCain ai Bush, passando per Mitt Romney – messa di fatti fuori gioco da un elettorato che nel corso delle primarie ha scelto a maggioranza la strada dell’antipolitica promossa da Trump.

Quel messaggio rivolto alla pancia del Paese in un momento in cui la paura per il terrorismo e le crescenti tensioni che attraversano l’America (anche razziali) spostano parte dell’elettorato su posizioni più conservatrici. A nulla sono valse le ultime resistenze, in verità deboli, degli anti-Trump arrivati a Cleveland. Il tycoon è riuscito a blindare un partito i cui vertici, dal presidente Reince Preibus allo speaker della Camera Paul Ryan, alla fine hanno deciso di ‘turarsi il naso’ e di assecondare il controverso candidato, senza tentare quel colpo di mano in cui in molti ancora speravano.

(Foto Ansa)

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