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Pipa del nonno, gira la testa: bambini, il fumo fa male

ROMA -La Pipa del Nonno, breve monologo da recita scolastica, con una morale, un messaggio ai bambini per comunicare loro che il fumo fa male. Sarebbe servito a poco, perché da lì a qualche anno, quello stesso bambino sarebbe diventato, appena adolescente, un fumatore feroce. Ben altro ci sarebbe voluto per farlo smettere.

Da uno scatolone in soffitta esce un vecchio disco in vinile, 78 giri; da un album di foto in bianco e nero emergono le immagini di un bambino su un palchetto rialzato. Indossa una vestaglia, porta gli occhiali, in testa ha una specie di fez, dietro sono seduti, su una gradinata di panche, tanti bambini con i loro vestiti migliori. La foto è di 60 anni fa, i jeans non erano ancora sbarcati, non ci ci vestiva scaciati senza rispetto umano, i bambini portavano calzoni corti e calzettoni anche d’inverno, fino alla scuola media.

C’è in mezzo a loro un giovane religioso, vestito di nero, è la divisa del Fratelli delle Scuole cristiane. I ricordi salgono in superficie. Era la festa della scuola, a Genova, nella sontuosa cornice del grande salone del Palazzo Ducale, dove nei secoli d’oro si riunivano i padroni dei sette mari, dove negli anni di piombo si sarebbero celebrati i processi di alto profilo di Corte d’Assise, dove ora fanno le mostre.

In quell’occasione, venivano premiati i più bravi, cioè quasi tutti in quei tempi di scuole severe e di nozioni inculcate al ritmo della bacchetta del maestro, la bella scrittura era il primo gradino di una disciplina intellettuale, i voti erano un riscontro del progresso negli studi, i maestri e le maestre non scrivevano alla Crusca esaltanto un bambino perché ha scritto petaloso e deprecando i voti. Magari diventerà come Giorgio Forattini, che scandì che la Panda era “risparmiosa” in una fortunata campagna pubblicitaria per Fiat. Per ora più che petaloso sembra…sembra quello che avrebbe capito il maestro di quei tempi se dicevi una parola così scema, mandandoti subito nell’angolo in castigo.

Era un mondo più povero e più semplice, al Nord si viveva ancora fra le macerie della guerra, era un mondo anche più feroce e cattivo ma i giornali non ne parlavano e la tv non c’era ancora, né internet né i social network. Non c’era lo Zecchino d’oro né il Mago Zurlì.

La festa della scuola era un evento, gli eventi erano rari, la Prima Comunione non era un matrimonio: una tazza di cioccolato con i biscotti da intingere e tirar su grondanti rendeva tutti felici.

Il disco gira ancora, un vecchio apparecchio lo fa cantare, non è difficile trasferire la traccia su cd e ora farvela sentire. Forse vi divertirà, qualcuno si commuoverà.

Per ascoltare, cliccate i tre file qui sotto.

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