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Luigi Di Maio: “da aspirante premier a Chi l’ha visto?”, Mario Ajello

ROMA – Luigi Di Maio: “da aspirante premier a Chi l’ha visto?”, Mario Ajello. Ascesa folgorante e caduta altrettanto repentina? Il caos della Giunta romana di Virginia Raggi sembra aver colpito, più che capi di gabinetto e asri o la stesa sindaca, quello che è ritenuto il presidente del Consiglio in pectore dei 5 Stelle, quel Luigi Di Maio che a partire dalla conquista del Campidoglio preparava l’assalto a Palazzo Chigi. Mario Ajello, editorialista de Il Messaggero, ne fornisce un ritratto aggiornato alle ultime disavventure, a cominciare dalla sedia vuota con cui la redazione di Politics (il programma di Rai 3 cui ha dato forfait all’ultimo) ha cercato di riempire il silenzio assordante del dirigente politico.

Luigi Di Maio, che insieme alla Raggi forma una coppia di avventurieri dalla faccia pulita e dall’apogeo è passato alla tempesta in cui ce l’hanno tutti con lui («Sapeva ogni cosa, fu informato da una mail di Paola Taverna e ora fischietta e fugge dalla vicenda romana», lo accusano i compagni di partito), è un politico francese o di Pomigliano d’Arco? Forse, entrambe le cose.

Perché Honoré de Balzac, nel romanzo Il deputato d’Arcis (1847), parla di un giovane politico rampante «più pieno di ambizioni che di idee» e la fisionomia del personaggio raccontato dal grande scrittore somiglia, probabilmente su scala maggiore, a quella di Di Maio. Anche in questo: il deputato d’Arcis (che dev’essere una sorta di Pomigliano d’Arco transalpina) «è sempre contro tutte le intraprese di ogni governo, buone o cattive che siano».

[…] Gigi il Fuggiasco, infatti, ieri non solo non si è fatto quasi vedere alla riunione dei vertici grillini alla Camera. Ma soprattutto ha dato forfait alla trasmissione di esordio di Politics, dove doveva essere intervistato da Gianluca Semprini, e la sua sedia rimasta vuota non è riuscita neppure lontanamente a rivaleggiare per importanza con quella, altrettanto deserta, su cui non volle accomodarsi Giancarlo Pajetta in una Tribuna elettorale del 1963. E così, visto che di Prima Repubblica stiamo parlando, essendo l’azzimato Di Maio più antico che giovane nonostante la Mini Minor sbarazzina a bordo della quale si fa fotografare sui rotocalchi e qualche posa fintamente guascona, va ricordato il soprannome che gli è stato affibbiato: quello di Forlani digitale.

Oggi però Gianfranco Piazzesi, straordinario giornalista del passato che definì Forlani il Coniglio Mannaro, fatte le debite proporzioni rispetto a quel gentiluomo Dc direbbe del Di Maio fuggente e spaventato che è un Coniglio Non Mannaro. Un po’ come lo definiscono gli spiritosoni da social che ieri si sono sbizzarriti: «Di Maio non partecipa a Politics ma a Chi l’ha visto» […] (Mario Ajello, Il Messaggero)