Rassegna Stampa

Roma, racket degli alloggi ai migranti: il cassiere eritreo fugge con 13mila euro dallo sgombero

Roma, racket degli alloggi ai migranti: il cassiere eritreo fugge con 13mila euro dallo sgombero

Roma, racket degli alloggi ai migranti: il cassiere eritreo fugge con 13mila euro dallo sgombero

ROMA – Un eritreo è fuggito dallo sgombero del palazzo a via Curtatone a Roma con 13mila euro in tasca. La Procura di Roma indaga sul quanto accaduto giovedì 24 agosto a Roma e comincia a tracciare quello che è un racket degli alloggi abusivi, con il presunto cassiere che mentre gli altri profughi cercavano di resistere ha approfittato della guerriglia urbana per fuggire.

Michela Allegri e Adelaide Pierucci sul quotidiano Il Messaggero scrivono che la Procura vuole vederci chiaro e la Digos conduce le indagini su quanto accaduto. Per i magistrati non è escluso che l’eritreo possa essere uno dei boss del palazzo occupato, che era diventato un alloggio illegale per senzatetto e profughi:

“Tra i documenti consegnati agli inquirenti dalla Se.A, la società che avrebbe in regolare gestione l’immobile, ci sono ricevute di pagamento e badge d’ingresso, e c’è anche il pezzo di carta in cui sono state segnate le generalità del presunto cassiere, che si è allontanato in tutta fretta mentre la guerriglia era in pieno atto, tra lanci di bombole e bottiglie, focolai accesi per strada dagli sfollati e getti di idranti da parte della polizia. Nelle credenze e negli armadi di via Curtatone sono state trovate montagne di ticket con nomi e prezzi: dieci euro a notte per un giaciglio, imposti agli ospiti di passaggio.

L’inchiesta punta a chiarire se la stessa quota fosse estorta anche ai residenti fissi, che a giorni potrebbero essere ascoltanti dagli inquirenti. Alcuni di loro sono già stati sentiti dalla Digos, che sta cercando di stabilire il ruolo degli attivisti dei movimenti per la lotta alla casa. Il sospetto è che, come in altri casi, oltre a capeggiare l’occupazione, i leader abbiano manovrato i migranti, obbligandoli a rispettare un regolamento ferreo: organizzare picchetti contro la polizia, fare resistenza agli interventi delle forze dell’ordine, pagare una quota condominiale imposta. In caso di rifiuto, sarebbe scattato l’allontanamento, con tanto di violenza e minacce. Per questo motivo, in un fascicolo parallelo, la procura contesta l’associazione a delinquere finalizzata all’estorsione.

Lo sgombero forzato di via Curtatone ha interrotto quasi quattro anni di occupazione non stop. Il decreto con cui nel dicembre 2015 è stato disposto il sequestro preventivo del palazzo ripercorre le fasi dell’«invasione», guidata da Luca Fagiano, leader del Movimento per la casa. «L’immobile, soggetto a vincolo della soprintendenza dei beni architettonici, è stato invaso da Fagiano e da altre duecento persone – scrive il giudice – Si sono introdotti nello stabile dopo aver fatto uscire con violenza e minaccia i vigilanti, lo hanno occupato interamente (tranne i locali commerciali al piano terra e già concessi in locazione) e si sono barricati all’interno saldando i maniglioni antipanico delle uscite di sicurezza».

I DANNI
La Se.A ha calcolato un danno di 16 milioni di euro solo per il mancato utilizzo. Intanto il legale della società, l’avvocato Carlo Arnulfo, ha ottenuto dalla procura il consenso – firmato dall’aggiunto Francesco Caporale – per sbloccare almeno i lavori di messa in sicurezza dell’edificio, che ha infissi pericolanti e l’impianto elettrico manomesso. La parola ora spetta al gip Ezio Damizia. La Se.A, che ha messo a disposizione degli sfollati per sei mesi un gruppo di villette a Gavignano, nel reatino, ha ricevuto una comunicazione dal Campidoglio: «Gli Uffici preposti hanno selezionato le famiglie per la vostra pregevole proposta umanitaria. Queste hanno chiesto di vedere un dépliant per capire i termini, anche riguardo utenze, asili, scuole nelle vicinanze, e collegamenti con Roma»”.

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