Rassegna Stampa

Marco Travaglio ammonisce Grillo e Raggi ma li assolve, condanna Sala e vomita per il Tg1

Travaglio ammonisce Grillo e Raggi ma li assolve, condanna Sala e vomita per il Tg1

Marco Travaglio ammonisce Grillo e Raggi ma li assolve, condanna Sala e vomita per il Tg1

ROMA – Marco Travaglio ammonisce Beppe Grillo e Virginia Raggi ma li assolve. Condanna il sindaco di Bagheria, anche lui del M5s e manderebbe alla forca quello di Milano, Pd.

In n lungo articolo che si conclude con un conato di vomito guardando i falsi del Tg1, Travaglio sostiene queste tesi:

1. Sbagliano Beppe Grillo e Virginia Raggi a cantare vittoria per la conclusione dell’indagine” sulle presunte malefatte del sindaco di Roma. Travaglio la chiama sindaca, in ossequio alla voga. Bisognerebbe imporgli di dire che fa il giornalisto, per equilibrio. Il falso ideologico, per cui i pm chiedono al Gup di rinviare a giudizio Virginia Raggi, spiega Travaglio, “non è un reato bagatellare, tantomeno per un’esponente del Movimento 5Stelle che fa della trasparenza una bandiera”.

2. “Si può capire invece il sollievo di Raggi e M5S per la caduta degli altri reati, ben più gravi, che le venivano addossati in partenza”. Segue un lungo sospiro di sollievo da parte dello stesso Travaglio. Di tutti i reati ipotizzati, ne è rimasto solo uno: “Il meno infamante, perché non riguarda abusi di potere o favoritismi, né tantomeno storie di soldi e mazzette fabbricate ad arte dai giornaloni. Riguarda una dichiarazione resa dalla sindaca all’Anticorruzione comunale nel dicembre 2016 sulla promozione del dirigente dei vigili Renato Marra, fratello del capo del Personale Raffaele”.

3. Al momento, ancora nessun fatto sicuro, scrive Travaglio. E nulla di infamante che imponga sanzioni disciplinari o dimissioni.

4. Il sindaco M5S di Bagheria, Patrizio Cinque, invece,  autosospeso dal partito M5s ma rimasto in carica come sindacco, secondo Travaglio “dovrebbe dimettersi solo per quel che ha detto nelle intercettazioni e nelle dichiarazioni di autodifesa”.

5. Nel caso del sindaco Pd di Milano Beppe Sala, imputato per falso materiale e ideologico, il reato è un po’ più grave e i fatti, di cui i giudici dovranno valutare la rilevanza penale, sono già assodati perché stampati nero su bianco: i documenti del più grande appalto di Expo (quello da 272 milioni per la “piastra” dei padiglioni, ritenuto truccato dagli inquirenti), furono indubitabilmente retrodatati di 13 giorni dall’allora Ad e commissario straordinario, per sostituire in corsa due commissari incompatibili e sanare ex post l’atto illegittimo.

 

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