Blitz quotidiano
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A casa di Hamer, lui: “Cancro: ebrei assassini di massa”

ROMA – Le prime due falsità sono sul campanello del suo cottage in Norvegia. “Dottor medico Ryke Geerd Hamer. Rettore Università di Sandefjord. Nuova medicina germanica”. Il signor Hamer non è dottore dal 1986 quando venne radiato a causa delle sue teorie giudicate non scientifiche. E non è un rettore universitario: l'”università di Sandefjord” è un’istituzione privata che divulga la nuova medicina germanica fondata da Hamer stesso.

La “medicina” che si basa su un assunto: le malattie, tutte, sono frutto di un conflitto interiore non sciolto, non risolto. La manifestazione di un tumore, ad esempio, è la dimostrazione che il corpo sa guarirsi da solo: quindi la chemioterapia dai medici che sostengono Hamer non è ammessa. Va da sé che molti pazienti muoiono, ma la risposta è sempre la stessa di solito da parte degli “hameriani”: e quanti ne muoiono a causa della chemio? Tanti, viene da rispondere, semplicemente perché nessun oncologo può dire che la chemioterapia sia infallibile su tutti i tumori e a tutti gli stadi della malattia.

Niccolò Zancan de La Stampa è volato in Norvegia per incontrare Hamer: lui, tedesco, si è rifugiato qui per sfuggire ad un mandato d’arresto per “istigazione all’odio dei popoli”. Il fatto è che secondo Hamer gli ebrei avrebbero la cura per il tumore ma non la diffonderebbero per interessi commerciali…Si legge nell’articolo su La Stampa:

Il sito del signor Hamer, oltre a mettere in mostra «i nemici della verità», pubblicizza i suoi libri, cd e teorie. Si può comprare in cinque lingue: italiano, spagnolo, francese, polacco e tedesco. Si può sentire l’ultima intervista promozionale, dal titolo: «La repressione della conoscenze della nuova medicina germanica». Questo è un piccolo stralcio: «Gli ebrei sono gli unici ad applicare la medicina germanica e sopravvivono quasi tutti, mentre miliardi di pazienti non ebrei sono macellati a morte. Odio queste persone. Per me sono assassini di massa».

L’incontro non c’è stato. Il giornalista ha suonato ma ad aprirli è stata la moglie del dottore, armata di telecamera:

Le finestre di casa sono aperte, tendine bianche. Ci sono due pale per la neve appoggiate vicino alla porta, legna accatastata. Il grosso cane abbaia ai nostri passi, ed esce la signora Bona Garcia impugnando una telecamera: «Non parliamo con nessuno. Non abbiamo niente da dire. Andate via!». Riprende noi, che fotografiamo lei. Alle tre del pomeriggio, il signor Hamer è sulla sua veranda a prendere il sole. Pantaloni neri, una polo azzurra larga. Si alza di scatto per chiudersi dentro casa. Passa un vicino che lo conosce bene. «È già venuta una televisione tedesca a cercarlo qui – spiega – allora ho letto sul web la storia del signor Hamer. Ogni tanto lo vedo camminare avanti e indietro con il cane al guinzaglio. Spesso ho visto persone entrare ed uscire dalla sua casa. Persone pallide, malate, molto provate nel fisico. È qualcosa di davvero triste, quando si fa leva sulla disperazione». Sull’altro versante della piccola strada collinare, si incontra il laboratorio di oggetti di arredamento della signora Irene Harvik. «Ho visto il signor Hamer quando si è trasferito qui sei anni fa – spiega – perché è venuto a comprare i bicchieri per casa. Poi ho trovato nella buca una sua lettera per smentire le notizie pubblicate dal quotidiano locale. C’era scritto che erano nemici della verità».