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Abusi su bambini, parla poliziotto che stana orchi sul web

ROMA – Parla il poliziotto che stana gli orchi sul web: “Così salviamo i bambini dagli abusi”. L’agente che si infiltra nei siti pedografici racconta: “Lì dentro si conosce l’orrore”. Stefano (il nome è di fantasia) è un poliziotto di 36 anni. Il suo lavoro è dare la caccia agli orchi su Internet. Laggiù è un angolo buio del web, dove imperversano le più ignobili e sudicie fantasie sessuali: quelle sui bambini. “Chi vive nel mondo reale non può percepire cos’è la pedografia. Ed è meglio così”.

A raccogliere il suo racconto è Gabriele Martini per La Stampa:

Dall’altra parte della tastiera ci sono persone malate. «Somigliano ai tossicodipendenti – spiega l’assistente di polizia -. La loro droga è la pedografia. Non possono farne a meno, ogni giorno ha la sua dose». Quasi sempre sono maschi. Spesso diplomati e laureati. Non di rado giovani. Come lo studente universitario genovese di 21 anni arrestato due settimane fa nell’indagine condotta in collaborazione con l’Fbi. In rete si nascondeva dietro il soprannome «cucciol@». Con lui sono state denunciate 12 persone tra Torino, Milano, Palermo e altre città. Sono artigiani, imprenditori, professionisti, operai e studenti. «Insospettabili», li definiscono gli investigatori.

 

In principio le foto erotiche con bambini viaggiavano su siti Internet, che puntualmente venivano oscurati. Poi è arrivata l’era del peer-to-peer, la condivisione del materiale pedografico. Negli ultimi anni è esploso il fenomeno dello scambio di filmati attraverso le «darknet». Si tratta di reti anonime che stanno nel «deep web», la parte sommersa di Internet. Questi forum nascosti non si trovano con Google. Per arrivarci serve un browser di navigazione anonima.

Il più celebre suk della perversione si chiamava «Lolita City». Il nome non inganni: niente a che vedere con l’erotismo di Nabokov. Oggi quel forum non esiste più. Ma sono migliaia i siti a contenuto . Il più grande («Playpen») a marzo 2015 contava 215.000 iscritti. Altri nascono e muoiono nel giro di pochi mesi. Spesso per accedervi c’è una regola da rispettare: entra solo chi condivide foto e video pedografici. Nelle chat ci si scambia di tutto: scatti di ragazzini adescati in rete, immagini rubate dai profili Facebook di mamme e papà. Fino a filmati di violenze sessuali su minorenni, anche piccolissimi. L’abisso è senza fondo. C’è anche l’abuso su commissione: il chiede all’altro orco di fare qualcosa alla vittima. Il bambino a volte è costretto a mostrare un foglio con «dedica» al committente.