Blitz quotidiano
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Affittopoli militari: 5000 case abitate senza diritto

ROMA – Gli alloggi militari in Italia sono oltre 18mila e di questi ben 5mila sono occupati da chi non ne ha più diritto, mentre gli altri 4mila sono vuoti e da ristrutturare ma il ministero della Difesa continua a pagare l‘Imu pur non incassando gli affitti. Questo il quadro che emerge dall’affittopoli dei militari, come lo descrive Antonio Crispino nella sua inchiesta pubblicata sul Corriere della Sera, dove spiega che a partire da Roma sono tanti i militari che non possono permettersi casa e che, anche alla Cecchignola, tentano di occupare abusivamente.

Crispino nell’inchiesta spiega i numeri del fenomeno che definisce come “affittopoli con le stellette” e parla anche dei rincari dei canoni di affitto:

“Il riferimento è al cosiddetto Decreto Crosetto (16 Marzo 2011) con il quale si stabiliva «la rideterminazione del canone degli alloggi di servizi militari occupati da utenti senza titolo». In pratica, a fronte di un esercito di occupanti, lo Stato anziché procedere con gli sfratti ha innalzato i canoni. Un modo per indurli a lasciare le case. Ma poi non ha provveduto né a riassegnarli né a fare manutenzione. Così, oltre a non incassare un euro di affitto, lo Stato paga l’Imu su fabbricati che poi lascia marcire. Al tempo stesso si allunga la lista dei giovani militari in attesa di un alloggio. I vertici della Difesa hanno stimato che per soddisfare la domanda di casa tra i militari occorrerebbero 51mila nuovi alloggi, 16mila da costruire solo nel Lazio per un costo complessivo di 5,7 miliardi di euro. Ma il piano da 20mila alloggi partito più di dieci anni fa ha prodotto poco più di 700 case. Anche sul fronte delle dismissioni ad oggi non sono stati fatti molti passi avanti. Il patrimonio immobiliare da vendere ammonta a 3022 unità. In parte si sta procedendo con le vendite all’asta, con ribassi anche del 30%. Perché in tante sono andate deserte a causa dei prezzi troppo elevati o della scarsa appetibilità dell’immobile.

Non tutti gli alloggi militari sono uguali. Si dividono in alloggi gratuiti per i custodi (ASGC); alloggi dotati di locali di rappresentanza (ASIR); alloggi per la sistemazione provvisoria delle famiglie dei militari (AST); alloggi per i militari in transito (APP); alloggi per le esigenze logistiche del personale militare imbarcato e dei familiari (SLI) e infine ci sono gli ASI, ossia gli alloggi che concessi in relazione all’incarico svolto. Hanno tutti una durata variabile. Si va dal periodo di permanenza nell’incarico agli otto anni previsti per gli AST. Dopodiché gli assegnatari dovrebbero lasciare l’alloggio e riconsegnare le chiavi. Almeno sulla carta. Perché nella pratica non lo fa quasi nessuno. Nasce così la schiera dei cosiddetti «sine titulo»”.

Tra ufficiali in pensione che di lasciare l’appartamento con affitto bloccato non ne vogliono sapere e chi vi resta anche se non ne ha più diritto da ormai 20 anni, le case e le persone coinvolte o colpite dall’affittopoli raccontano a Crispino:

“«Lo vedi quell’appartamento? Ci abita la suocera di un colonnello. Fisicamente se ne è andato però sulla carta risulta sempre là dentro» ci dicono i vicini di casa, tutti militari. A telecamere abbassate chiediamo se sono situazioni isolate. Chi ci accompagna sghignazza e inizia a fare l’elenco: «Lì c’è un alto ufficiale che è in Perù da quattro anni. A casa sua ha lasciato la figlia, divorziata con un bambino. L’affitto lo paga lei a nome suo… Da quest’altra parte c’è un suo collega, andò a fare l’addetto militare a Malta. Nei cinque anni in cui ha prestato servizio lì ha mantenuto l’alloggio in Italia, vuoto, nonostante guadagnasse trentamila euro al mese…». Si conoscono nomi, cognomi e indirizzi ma nessuno ha mai denunciato niente. «E chi vuoi che parli? C’è tanta di quella omertà in questo ambiente… Anzi, ci sono tante di quelle schifezze dietro, perché bene o male ognuno ha il proprio scheletro nell’armadio».

Tutte cose che nessuno accetta di denunciare apertamente, nemmeno dietro anonimato. E il perché ce lo spiega un maresciallo dell’aeronautica che dall’interno segue proprio queste tematiche: «C’è una grande copertura anche da parte dei Comandi ai quali il regolamento attribuisce la capacità di decidere a chi assegnare una casa. L’alloggio di servizio fa diventare ricattabile il collega. Anche quando vedono palesi violazioni in un certo senso sono vincolati al silenzio. Qui ci sono persone che posseggono alloggi di servizio pur avendo case all’esterno a pochi metri. Case che poi provvedono ad affittare. E’ un business non indifferente». Del resto, ogni volta che un Governo ha iniziato a parlare di sfratti e verifiche, in Parlamento si sono alzate le barricate. L’ultimo comunicato della Difesa con oggetto il «recupero forzoso degli alloggi» risale al 2005 e dà notizia che le case recuperate «…a partire dal 2004, sono 59 sull’intero territorio nazionale».

Nel 2011 fu l’on Aldo Di Biagio ad opporsi apertamente. Rivolgendosi all’allora ministro Giampaolo Di Paola disse: «Chiedo pertanto… se si intende frenare il recupero forzoso avviato in questi mesi… Signor Ministro, non costa nulla rivedere questa disciplina … per il rispetto che dobbiamo a chi per anni ha servito l’Italia con dedizione e sacrificio»”.


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