Rassegna Stampa

“Air Force Renzi”, costa 1,3 milioni al mese e…non decolla

"Air Force Renzi", costa 1,3 milioni al mese e...non decolla

“Air Force Renzi”, costa 1,3 milioni al mese e…non decolla

ROMA – Il nuovo jet voluto da Matteo Renzi costa 1,3 milioni di euro al mese tra spese di gestione e di rimessaggio, oltre ai costi vivi. Giuseppe Marino per Il Giornale definisce il jet come “Air Force Renzi” e spiega che solo nel 2015 le spese per i trasporti aerei sono volate a 15 milioni di euro per il leasing pagato agli arabi di Etihad.

L’aereo voluto da Renzi conta 380 posti, che saranno ridotti dopo la riorganizzazione degli interni, e sarà a disposizione di Palazzo Chigi, scrive Marino su Il Giornale:

“L’imponente Airbus 340-500 resta inesorabilmente a terra, «parcheggiato» in un hangar dell’aeroporto di Fiumicino. Non a Ciampino, come il resto della «flotta blu», perché il bestione volante acquistato da Renzi, in caso di voli intercontinentali ha bisogno di una pista più lunga per il decollo: per non fare scali, movente ufficioso dell’ acquisto, deve viaggiare appesantito da adeguate scorte di carburante.

Dietro il mancato decollo c’è un pasticcio che è il segno distintivo di tutto questo affare coperto, e pian piano si comincia a capire perché, da un’aura di segretezza del tutto inopportuna, visto che si tratta di soldi pubblici. E non pochi: 1.300.000 euro al mese per non volare. Ecco le cifre dopo anni di tagli, nel bilancio 2015 della Difesa la voce relativa al «trasporto aereo di Stato» è aumentata di 15 milioni, in larga parte collegabili alle spese dovute al leasing e alla gestione dell’aereo.

Il Fatto Quotidiano si è esercitato con i calcoli: stimando in 5-6 milioni il budget per la riconversione interna dell’ Airbus, che serve a creare gli ambienti di riposo e di lavoro a disposizione di Renzi e del suo staff, rimangono all’incirca 9 milioni. Date queste cifre, significherebbe che il leasing sarà pagato agli arabi di Etihad a cifre stratosferiche, molto al di sopra di quelle di mercato, circa 40mila euro al giorno, cui vanno aggiunte le spese per il rimessaggio dell’ aereo in un capannone a Fiumicino, che ammonterebbero, stando a indiscrezioni a 1,2 milioni all’anno, sommati ai 15 di costi vivi fa 1,3 milioni al mese, quasi 44.000 euro al giorno. E pensare che su Globalplanesearch.com, una specie di eBay degli aerei, un Airbus 350-500 del 2006, stesso anno del «nostro», è in vendita a Singapore per 50 milioni, quanto soli tre anni di leasing.

Tante spese per non volare, perché l’ aereo è impantanato in intrecci burocratici che Palazzo Chigi e la Difesa non sono ancora riusciti sciogliere. A partire dal fatto che nessun pilota del 31esimo stormo dell’ Aeronautica, tenuta fino all’ultimo all’oscuro dell’ operazione, è abilitato alla guida del possente jet. Un’ aliquota di piloti del reparto incaricato dei voli blu ha quindi appena concluso un apposito addestramento con i simulatori negli Emirati. Manca però l’ addestramento in volo, al momento impossibile, perché l’Airbus 340-500 non è immatricolato né assicurato per il volo in Italia.

È atterrato a Roma con ai comandi piloti di Etihad e con matricola emiratina ma ora andrebbe immatricolato come aereo militare, ipotesi sgradita ai proprietari arabi. Dunque è aperta la caccia a una soluzione legale. Si parla anche della possibilità di costituire una società non commerciale apposita, cui distaccare i piloti, ma è una via complicata: sebbene l’ abbia ideata il generale Carlo Magrassi, ex consigliere militare di Renzi e ora segretario generale della Difesa. Sarebbe come se Palazzo Chigi si facesse una compagnia aerea. E tutto per l’Air Force Immobile”.

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