Rassegna Stampa

Banche, inchiesta su 20 anni degli istituti italiani

Banche, inchiesta su 20 anni degli istituti italiani

Matteo Renzi (Foto LaPresse)

ROMA – Indagare sugli ultimi 20 anni delle banche italiane. Questa la proposta del premier Matteo Renzi, che dopo il crac di Banca Etruria, Banca Marche, Carichieti e Carife non ci sta a passare come il responsabile delle perdite dei risparmiatori. “Si farà chiarezza partendo da lontano”, ha detto Renzi nell’annunciare che una commissione di inchiesta indagherà sull’intero sistema bancario.

Carmelo Lopapa su Repubblica scrive che l’inchiesta tornerà indietro di 20 anni, ripercorrendo le difficoltà delle banche italiane, la vigilanza della Banca d’Italia e le eventuali responsabilità o omissioni dei precedenti governi:

“Già, perché tornare indietro fino al duemila vorrà dire iniziare a sfogliare le pagine scritte dai dicasteri dell’Economia e del Tesoro e dalle Presidenze dei governi Berlusconi, Prodi, Monti, Letta. E non sarà una semplice commissione di indagine, come pure qualcuno aveva suggerito all’inquilino di Palazzo Chigi. Troppo alto per il governo il rischio di restare sulla graticola con l’accusa di voler insabbiare, minimizzare, chiarire ma fino a un certo punto. Le sferzate delle opposizioni, Cinque stelle in testa, erano già partite. “Abbiamo autorizzato noi la raccolta delle firme sulla proposta di disegno di legge, non è l’iniziativa sporadica di uno o più parlamentari democratici” spiega il capogruppo alla Camera Ettore Rosato. Perché su questa storia delle banche, come mai forse nell’anno che sta per chiudersi, il Partito democratico ha fatto davvero quadrato.

Ogni perplessità della sinistra interna smussata, accantonata, archiviata. Non è un caso se tra le 44 firme che si leggono in calce al disegno di legge depositato da Andrea Marcucci, che è espressione della maggioranza renziana, ci sono quelle di tutti i senatori appartenenti all’area Giovani turchi ma anche alcuni tra i più rappresentativi della minoranza, come Vannino Chiti.

E poi inchiesta, anziché indagine, vuol dire incidere e scavare nel ventre molle degli istituti e su tutti gli atti più riservati anche di Banca d’Italia, andare a fondo sulla vigilanza negli ultimi tre lustri. È la ragione per la quale i vertici di via Nazionale hanno subito come un colpo basso la decisione dell’esecutivo. Gli uomini più vicini al governatore Ignazio Visco – per altro entrato nel pieno dei suoi poteri dal novembre 2011 – appaiono assai allarmati da quanto sta avvenendo. Considerano l’iniziativa che Renzi e il Pd si sono intestati come una “umiliazione” per Bankitalia, il fatto che il Parlamento debba occuparsi delle banche una invasione di campo ingiustificata. Tanto più che richiama l’unico precedente poco edificante dello scandalo Sindona”.

Anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella non fa da semplice spettatore alla situazione, scrive Lopapa:

“Lunedì l’esternazione che è apparsa come uno scudo contro la “delegittimazione” di Bankitalia, la settimana scorsa aveva ricevuto il governatore Visco. Ieri ha ricevuto al Colle il presidente dell’Autorità anticorruzione Raffaele Cantone, al quale il governo nei giorni scorsi ha affidato la gestione degli arbitrati nelle banche coinvolte. E poi il presidente della Consob, Giuseppe Vegas. Non un cenno dal Quirinale alla commissione di inchiesta, è materia parlamentare sulla quale non intende interferire. Di fatto, la Presidenza della Repubblica resta neutra. All’ex magistrato il capo dello Stato ha espresso la sua soddisfazione per l’incarico, che considera di garanzia: per Cantone una piena legittazione per il ruolo di futuro arbitro. Detto questo, il governo non si è limitato a conferirgli il delicato compito. Ne perimetrerà i confini e le regole. Il cantiere di Palazzo Chigi è già al lavoro su due decreti. Il primo dovrebbe definire i presupposti per la concessione dei rimborsi agli obbligazionisti truffati. Con il secondo saranno disciplinate le procedure per l’arbitrato, ovvero i poteri reali di controllo sulle banche.

I tempi dell’inchiesta saranno l’altra incognita. Il ddl andrà calendarizzato,discusso, approvato, la commissione dovrà insediarsi. Potrebbero trascorrere mesi. “In realtà vogliono frenare” urla già Renato Brunetta. In realtà dai Cinque stelle alla Lega le opposizioni non attendevano altro. A patto che si faccia in fretta”.

To Top