Blitz quotidiano
powered by aruba

Banche, “Schaeuble vuole rovinare Italia. Renzi gli dica no”

"Sarebbe una catastrofe", sostiene lo studio di Mediobanca Securities, che quantifica in 6 miliardi di euro di buco i danni che verrebbero provocati dalla proposta tedesca di imporre un tetto ai titoli di Stato detenuti dalle banche

ROMA – Banche, “il ministro tedesco Wolfgang Schaeuble vuole rovinare Italia imponendo un tetto alla quantità di titoli di Stato che ciascuna banca può detenere. Renzi gli dica no”: è quanto sostiene uno studio di Mediobanca Securities, che sottolinea come il limite del 25% ai bond detenuti dalle banche, se verrà imposto in Italia, porterà a buchi di alcuni miliardi di euro.

“Sarebbe una catastrofe”, sostiene lo studio di Mediobanca Securities citato su Italia Oggi da Tino Oldani, che scrive: 

“Da settimane le grandi firme dei giornaloni fanno a gara nel bacchettare Matteo Renzi, colpevole ai loro occhi di comportarsi in modo sbagliato verso l’Unione europea. Renzi, tuttavia, insiste. E anche dall’Argentina ha ribadito che negli ultimi otto anni la politica economica di Obama, mirata alla crescita, ha avuto successo, mentre quella dell’Unione europea, succube dell’austerità tedesca, è stata un fallimento. (…) In questo contesto, la proposta tedesca di dare un ulteriore giro di vite all’austerità, mediante nuove regole volte ad abolire il rischio zero per i titoli di Stato detenuti dalle banche, rischia di provocare una catastrofe del sistema bancario italiano.

Uno studio di Mediobanca Securities, che già nel titolo («Back to 2012») evoca il peggio, ha appurato che se l’Europa dovesse imporre alle banche dell’eurozona di non detenere titoli di Stato oltre il 25% del proprio patrimonio, e di accantonare fondi come garanzia anti-default per i titoli già posseduti, le banche italiane andrebbero incontro a un bagno di sangue. Nella migliore delle ipotesi, con l’obbligo di riserva anti-default al 40% per l’Italia e la Spagna (al 20% per Germania e Francia), le nostre banche si ritroverebbero con un buco di 5,7 miliardi, da colmare subito. Buco che, secondo altre stime, potrebbe arrivare a 16 miliardi”.

Il rischio è evidente:

“Con un tetto massimo al 25% per i titoli di Stato in portafoglio, le banche italiane (che ora ne hanno in pancia per 400 miliardi) dovrebbero liberarsene per almeno 150 miliardi, con ricadute disastrose sul mercato finanziario. La sola Unicredit dovrebbe liberarsi di 30 miliardi di bond pubblici, Mps, Ubi e Banco Popolare di altri 20 miliardi, e così via. Un’operazione che renderebbe difficile, per non dire impossibile, fare nuove emissioni da parte del Tesoro, che proprio con il ricavato dei nuovi titoli può pagare lo stipendio a 3,5 milioni di dipendenti pubblici, l’assegno mensile a 20 milioni di pensionati, oltre a sanità, istruzione, giustizia e difesa”.

Per questo motivo la ricerca di Mediobanca Securities invita i politici italiani a farsi sentire e a opporre resistere alle richieste tedesche. Una tesi sostenuta anche da Innocenzo Cipolletta, ex direttore generale della Confindustria, attuale presidente dell’Università di Trento, che in un’intervista al sito Firstonline.info non esita a prendere le distanze dal conformismo europeista:

“Inserire nuovi vincoli, come vorrebbe la Germania, al pos di titoli pubblici da parte delle banche, avrebbe conseguenze disastrose non solo per le banche, ma anche per l’economia di molti Paesi, tra i quali certamente l’Italia», sostiene Cipolletta. «Dire che i titoli pubblici sono a rischio, e quindi richiedere delle coperture di capitale da parte delle banche che li possiedono, equivale a mandare un messaggio ai mercati sulle possibilità che un paese può fallire. E se lo dice un’autorità come il ministro delle Finanze tedesco, o la Commissione di Bruxelles, cosa devono fare gli operatori, se non vendere? Il problema è quindi quello di un’Europa senza governo, dove ci sono delle regole che i singoli Paesi devono rispettare, come il divieto di aiuti di Stato, il bail in, i bilanci in pareggio, che hanno un senso se esistesse un governo centrale. Un governo che, come è accaduto negli Stati Uniti, in caso di bisogno fosse in grado di intervenire con politiche fiscali o finanziarie per evitare crisi sistemiche o periodi di stagnazione eccessivamente lunghi».

Cipolletta è chiaro:

«L’Europa a trazione tedesca sta commettendo un errore enorme. (…) Occorrerebbe un governo federale, più forte dell’attuale Commissione di Bruxelles, che ormai fa una politica sempre meno comprensibile, trattando in maniera diversa i vari Paesi, in balìa degli strattonamenti dei più forti. La situazione è molto difficile. Non vedo svolte a breve. Certo, l’attuale sistema non sembra in grado di continuare a lungo. L’Europa sta sbagliando tutto: o cambia, o non regge».


PER SAPERNE DI PIU'