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Bari, bimbi celiaci a mensa pagano triplo: da 1100 a 3100€

ROMA – La mensa scolastica per i bimbi celiaci costa il triplo. Accade al Convitto Cirillo di Bari dove la retta per i bambini affetti da celiachia è stata aumentata dai regolari 1100 euro a 3100 all’anno. Il caso riguarda due bimbi di 8 e 6 anni, iscritti alla scuola, per i quali era stato richiesto un menu senza glutine. La legge 123 del 2005 impone l’obbligo di provvedere ma la cucina dell’istituto Cirillo non era attrezzata.

La vicenda, denunciata dall’Associazione italiana celiachia (Aic) è riportata da Mara Chiarella sul quotidiano la Repubblica:

A maggio 2015 il bambino finalmente pranza grazie a un pasto fornito (gratuitamente) dalla ditta Ladisa, che rifornisce con menu differenziati scuole e ospedali cittadini. Nell’anno successivo le cose si complicano, perché allo stesso istituto si iscrive un’altra bambina con la stessa malattia e che necessita dello stesso menu.

La Ladisa non è più disponibile a fornire i pasti, però, e per i mesi di settembre e ottobre i due bambini si devono accontentare, a mensa, di un menu normale, evitando i cibi potenzialmente pericolosi. A novembre, finalmente, la scuola sottoscrive un contratto con un laboratorio barese che produce prodotti da forno. Costo: 15 euro al giorno per ogni bambino. “Rispetto a tale soluzione – commentano i genitori dei due bambini – abbiamo manifestato le nostre perplessità relativamente non alla qualità del pasto, sicuramente eccellente, ma a una serie di annessi, come l’acqua in bottiglia o la frutta imbustata singolarmente con posate e bicchieri, inutili rispetto alla celiachia e rilevanti sul costo del pasto. Inoltre il pasto non è formulato da una dietista, come previsto dalla linee guida della ristorazione scolastica”.

E quei 15 euro giornalieri finiscono per pesare sul bilancio della scuola che, pur potendo accedere a finanziamenti regionali stanziati per tali necessità, adotta una delibera con la quale si triplica il costo della retta annuale, che passa da 1.100 a 3mila 100 euro. “Non posso non accettare i bambini celiaci, sarebbe discriminante – premette la dirigente del Cirillo, Margherita Viterbo – ma ci siamo dovuti fare i conti e aumentare le rette. Le famiglie pretendono che paghiamo noi, ma non è possibile perché useremmo i soldi delle altre famiglie. E poi già i celiachi ricevono un contributo mensile dalla Asl, non siamo noi che dobbiamo risolvere il problema. Comunque sono persone che se lo possono permettere”.

La dirigente si riferisce alla quota che il sistema sanitario distribuisce per l’approvvigionamento di prodotti a casa: “È la prima volta, in tanti anni, che ho a che fare con tali atteggiamenti – si indigna il presidente regionale dell’Aic, Michele Calabrese – La legge 123 del 2005 ha definito la celiachia una “malattia sociale”. Il comportamento del Cirillo è allucinante, discriminazione pura. Ne parleremo ancora con il Comune. Se le cose non dovessero cambiare, agiremo a livello giudiziario”.

E mentre il direttore generale dell’Uffico scolastico regionale, Anna Cammalleri, sollecitata da una lettera non prende ancora posizione, la preside Viterbo chiosa: “Se mi arriva un vegano, allora, io che faccio? Poi vengono tutti al Cirillo. Non intendo essere denunciata per distrazione di fondi. La nostra è una mensa collettiva, la possono usare tutti, ma se ci sono costi aggiuntivi li devono pagare loro”.