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Berlusconi, a chi andrebbe il suo impero? Nodo della successione…

MILANO – Silvio Berlusconi andrà sotto i ferri martedì 14 giugno per essere operato al cuore. Un intervento delicato, data l’età, per cui si dice “tranquillo e sereno” dal suo letto all’ospedale San Raffaele di Milano, ma comunque “provato”. Se le sue condizioni di salute preoccupano, Berlusconi ha lavorato negli ultimi mesi per sistemare il suo impero finanziario e il nodo della successione ai figli Marina, Pier Silvio, Barbara, Eleonora e Luigi, un impero che vale 6 miliardi di euro tra televisioni, immobili, libri, finanza, liquidi e anche il suo adorato Milan.

Francesco Spini sul Secolo XIX scrive che l’ex premier e leader di Forza Italia non ha pensato solo alla politica, ma anche alla sua eventuale successione per Fininvest:

“Il controllo del gruppo è ancora saldo nelle mani dell’ex premier che ha il 61% di Fininvest, la cassaforte di famiglia presieduta da Marina che come Pier Silvio ha il 7,6%. I loro fratelli, figli di Veronica Lario – ovvero Barbara, Eleonora e Luigi – attraverso la Holding Italiana Quattordicesima (di cui ciascuno ha il 31,33% e di cui Luigi è presidente) hanno il 21,4%. Il lavoro degli ultimi tempi si è concentrato nel puntellare i vari rami dell’albero. Anzitutto dare un futuro alle tv. Di fronte a un mercato globale , occorrono capitali globali”.

Se il tentativo di accrescere le sue tv con Rupert Murdoch è andato a vuoto, l’accordo con la francese Vivendo per creare una Netflix europea è invece andato in porto:

“Dall’altro ci sarà una partecipazione incrociata iniziale del 3,5% con uno scambio che ha visto Mediaset conferire ai francesi Premium, la pay tv che, negli anni, aveva procurato più di un grattacapo di fronte agli enormi costi (a cominciare dai diritti televisivi per il calcio) e alla concorrenza di Sky. Gli accordi dicono che per tre anni la quota di Vivendi non potrà salire oltre il 5% di Mediaset. Poi liberi tutti, anche di stringere oltre i rapporti con Parigi.

Sul fronte Mondadori, di cui Marina è presidente, il gruppo è andato all’attacco con la conquista della Rcs Libri prima e della più piccola Banzai Media poi. Tra le grandi battaglie condotte dall’ex premier c’è poi quella per difendere con le unghie e con i denti la quota del 30% di Mediolanum, il gruppo finanziario messo in piedi con l’amico Ennio Doris. Bankitalia aveva imposto a Berlusconi di ridurre la partecipazione al di sotto del 10% in seguito alla condanna per frode fiscale che ha fatto perdere i requisiti di onorabilità necessari per avere oltre il 10% in una banca, in cui nel frattempo Mediolanum si è trasformata. Ma a colpi di ricorsi il Consiglio di Stato ha sconfessato la decisione di Via Nazionale e l’ex Cavaliere ha salvato un cespite che ha garantito lauti dividendi alla famiglia anche nei momenti più difficili del gruppo.

Perché i problemi, dalle parti di Arcore, non sono i soldi: a inizio 2016 le rispettive cassaforti hanno garantito all’ex premier cedole per 60 milioni, a Marina ne sono andati 7, a Pier Silvio 10, agli altri fratelli 5 a testa. Il problema casomai è la distribuzione degli incarichi. A causare qualche preoccupazione c’è la possibile vendita del Milan (altra macchina mangiasoldi) ai cinesi e di cui Barbara è amministratore delegato per gli aspetti commerciali. Al contrario di Eleonora, che vive a Londra e si dedica alla famiglia, e Luigi che si dedica alla Holding Quattordicesima – un vero e proprio «family office» che fa investimenti tra immobili e imprese innovative -, Barbara non ha abbandonato le ambizioni di contare nel Biscione, e c’è chi vede come soluzione un futuro ulteriore riassetto del gruppo”.


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