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Berlusconi spiato, gen. Arpino: Scoop contro Renzi perché…

ROMA –  Lo scoop di Wikileaks, quello sulle intercettazioni Usa a Silvio Berlusconi, potrebbe nuocere al premier Matteo Renzi molto più che al diretto interessato. Ne è convinto il generale Mario Arpino che, intervistato da Marco Petrelli per il quotidiano Libero, si domanda: cui prodest?

Visti i tempi di pubblicazione, 5 anni dopo la caduta del governo Berlusconi, secondo il generale è più utile interrogarsi sulle finalità e le relative conseguenze dell’incidente diplomatico, ora che l’Italia ha concesso ai droni Usa la base di Sigonella (Siracusa) per missioni “difensive” in Libia e in Nord Africa, fuori dal cappello Onu.

Quanto alla fonte Arpino assicura che Wikileaks è ormai un canale attendibile dal momento che “sinora non si è mai riscontrata alcuna alterazione nei documenti originali pubblicati”. E insinua:

“Tuttavia, in questo caso, lo scoop non sembra essere di Wikileaks, che si è limitato a fornire la materia prima. Ricordiamo che ci sono di mezzo Repubblical’Espresso, creature debenedettiane. Più interessante, quindi, è riuscire a capire bene la scelta dei tempi di pubblicazione”.

Ma cosa c’entrava, domanda Libero al generale, il presidente del Consiglio italiano con la Sicurezza Nazionale USa?

“La Sicurezza Nazionale non ha né amici, né nemici. Semplicemente vigila, cosa che è un diritto-dovere di ogni Stato sovrano. Certo, può non essere carino, ma, come dice il proverbio, …dagli amici mi guardi Iddio, che dai nemici mi guardo io. Lo facciamo anche noi. Lo spero, a meno che il virus dell’insanità democratica a tutti i costi non ci abbia già obnubilato del tutto. E poi, Berlusconi non era l’amico di Putin? Le grane per il Muos non erano già cominciate? Gli accordi per le basi Usa non sono controfirmati a livello di Vertici? Non abbiamo arrestato noi gli 007 americani che avevano catturato l’imam di via Jenner, poi processati e graziati dal presidente Mattarella? Non siamo noi più amici dei palestinesi di Hamas che degli israeliani? Ce n’è, e ne avanza…”

Per Arpino, eventi come Muos, imam di Milano e caso Sgrena, avrebbero contribuito ad alimentare diffidenza tra i servizi segreti italiani e statunitensi. Ma ben più interessante è comprendere quali potrebbero essere le conseguenze di un simile scoop.

Quali potrebbero essere le ripercussioni dello scoop sui rapporti fra Roma e Washington, in particolare nel momento in cui l’Usaaf decolla da Sigonella?

“Qui, appunto, va ricercato il cui prodest della tempistica di divulgazione. Le ipotesi possono essere molte, ed alcune anche molto spregiudicate. Più che un siluro contro Berlusconi (che ormai, anche in vista di elezioni, non ha molto da perdere). Potrebbe essere un test per il comportamento del governo Renzi, che si sete obbligato (e doverosamente lo farà, maobtorto collo) a fare le rimostranze. Cosa non facile, nell’attuale situazione interna del Partito Democratico e nell’attuale momento di calo di consenso. Da gran maestro di retorica, saprà certamente equilibrare toni e modi, in modo da accontentare tutti e non dispiacere a nessuno. Ed ecco che, se sbaglia qualcosa, il test si trasforma subito in siluro”.

A pensar male si fa peccato, diceva qualcuno. Perché rendere note tali informazioni solo dopo cinque anni e in un momento in cui Washington si impegna sul teatro libico… da Sigonella?

“Il discorso rientra nel cui prodest che abbiamo appena cercato di valutare. Personalmente, ritengo l’opzione Libia abbastanza marginale, almeno in termini di obiettivo dello scoop. Su questo, il nostro governo mi sembra abbastanza cauto, anche se il momento di decidere si avvicina. L’obiettivo principale, invece, potrebbe essere quello di creare i presupposti perché l’accordo Italia-Usa sulle basi, quell’”accordo ombrello” sottoscritto nel lontano 1954 dal nostro Pella e dall’ambasciatore Usa Clara Booth Luce, venga rimesso in discussione. Questo, in Italia, è un mestiere che da sempre caratterizza le sinistre unite. Chi ha pubblicato i testi di Wikileaks? La Repubblica e l’Espresso. Absiti iniuria verbis, si tratta solo di una modestissima ipotesi. Una delle tante…”.