Blitz quotidiano
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Bimbo naufrago 2 anni fa: genitori trovano tomba grazie a tv

AGRIGENTO – Il piccolo Mohammed, 4 anni appena, è morto il 2 agosto di due anni fa, quando il barcone su cui era in viaggio con la sua famiglia, si è rovesciato nel mare di fronte alla Libia. Duecentosessantotto persone finirono in acqua e almeno una decina furono inghiottite dalle onde. Mamma Tahani, insegnante di inglese di 33 anni e papà Amjad, carrozziere di 36 anni, soltanto ora hanno scoperto dove è sepolto il loro bambino, grazie alla tv. Quel maledetto 2 agosto persero tutti e quattro i loro figli, tutti dispersi. Li hanno cercati a lungo rivolgendosi anche alla trasmissione Chi l’ha visto? Ed è stato proprio grazie alle foto mandate in onda durante la trasmissione che un poliziotto di Agrigento, Walter Partipilo, ha riconosciuto il volto del bambino che aveva visto in obitorio.

Mohammed, ora i suoi genitori lo sanno, riposa in pace nel cimitero di Ribera, in provincia di Agrigento: “Lasciatelo lì”, hanno chiesto i due coniugi siriani che nel frattempo hanno trovato accoglienza e lavoro a Stoccarda, dove tuttora vivono. La commovente storia è raccontata da Fabio Albanese sul quotidiano La Stampa:

“Con la loro nuova vita è arrivato, sette mesi fa, un altro figlio. «Lasciatelo riposare qui dove è stato accolto – ha ripetuto – ora sappiamo dov’è Mohammed, sappiamo che è stato sepolto subito come vuole la nostra religione. Ma ora dobbiamo cercare gli altri tre nostri figli, perchè noi pensiamo che siano vivi, da qualche parte».

È stato proprio per questa loro convinzione che Amjad e Tahani, grazie anche alla Croce Rossa tedesca, si erano messi in contatto con la trasmissione di Rai Tre «Chi l’ha visto?». Ed è stato grazie alle foto dei quattro bambini finite in tv che un poliziotto della Scientifica di Agrigento, Walter Partipilo, ha riconosciuto quel bambino che lui aveva già visto sul marmo dell’obitorio il giorno, era il 9 agosto 2014, che il medico legale fece l’autopsia: «In tv mi sembrò proprio quel bambino che mi aveva fatto tanto pena, sono padre anch’io – dice Partipilo – l’indomani ho guardato le foto che avevamo in ufficio e ho detto ai colleghi, “è lui”. Ora da un lato mi sento contento per essere stato di aiuto a quella famiglia, dall’altra provo pena per la sorte di questo bambino e dei suoi fratellini e per il dolore di quei genitori».

«Siamo entrati in contatto con la famiglia di Mohammed – racconta il dirigente della polizia Scientifica di Agrigento, Giovanni Giudice – e venerdì scorso siamo riusciti a farli arrivare qui, grazie anche ad una gara di solidarietà; una signora ha messo a disposizione il suo B&B mentre per i pasti ci abbiamo pensato noi stessi». Nella questura di Agrigento, ai genitori di Mohammed sono stati mostrati gli abiti che il bimbo indossava al momento del naufragio, la tuta, le scarpe da ginnastica, le mutandine, quell’inutile giubbotto salvagente rosso che indossava. Poi si è passati alle foto scattate nella sala mortuaria, e non ci sono stati più dubbi: era proprio il loro bambino. Quindi in auto i 50 chilometri che separano il capoluogo da Ribera, per portare un fiore sulla tomba di Mohammed. Un dolore da togliere ogni forza; ad arrampicarsi sul muretto per raggiungere quel loculo troppo in alto è stato così un poliziotto dell’Ufficio minori.

Loro, papà Amjad e mamma Tahani con in braccio il piccolo Youssef nato in Germania, sono rimasti in silenzio. C’è stata anche una piccola cerimonia funebre prima che li riportassero ad Agrigento e da lì a Catania, per il volo di ritorno in Germania. «Mohammed ha una tomba – dice il papà – ora continueremo a cercare gli altri nostri figli». Rama aveva 6 anni, Omar 2, Israa 11 mesi”.