Blitz quotidiano
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Carcere Trieste: detenuti contro agenti, telecamere rotte

TRIESTE – Sabato di follia al carcere di Trieste, dove alcuni detenuti hanno aggredito i poliziotti e danneggiato le telecamere di sorveglianza, mettendo a rischio la sicurezza della Casa Circondariale. A denunciarlo al Piccolo è Giovanni Altomare, segretario regionale del Sappe Friuli Venezia Giulia, il sindacato autonomo di polizia penitenziaria.

Il Sappe, a seguito dei gravi eventi descritti, chiede “la sospensione del regime aperto, concausa di situazioni di allarme tra le sbarre”. Il regime aperto è il sistema di sorveglianza dinamica che consente di tenere aperte per otto ore le celle dei detenuti meno pericolosi, al fine di favorire attività riabilitative e di socializzazione.

Ma cosa è accaduto sabato nel carcere di Trieste? Racconta Altomare al Piccolo:

“Sabato, verso le ore 12.40, un giovane detenuto venticinquenne triestino, con problemi di tossicodipendenza e condannato per furti e rapina aggrava, rientrato anzitempo dal colloquio con i familiari, in preda ad un forte stato di agitazione si rifiutava di essere perquisito e incominciava a inveire contro gli operatori di Polizia Penitenziaria proferendo loro frasi offensive.

Subito dopo, dapprima sferrava calci contro la parete, per poi avventarsi contro il personale intervenuto, innescando quindi una colluttazione, con la quale provocava una lieve lesione ad un Poliziotto intervenuto, giudicata guaribile in tre giorni”. Rientrato nella propria cella, prosegue il comunicato del Sappe, a distanza di circa quattro ore dal primo episodio, lo stesso detenuto si rendeva protagonista di un altro episodio violento nell’ambulatorio medico ove era stato richiamato per una nuova visita da lui insistentemente richiesta.

“Nella circostanza il detenuto – prosegue il Sappe – con fare arrogante pretendeva dal medico un’eccessiva dose di terapia e, al diniego del sanitario, incominciava a scaraventare a terra tutto ciò che si trovava sulla scrivania del medico (registri, porta penne, ecc.) scagliando la brandina medica contro l’Agente di servizio, innescando una nuova colluttazione”. Solo grazie al pronto intervento del personale di servizio sono stati scongiurati ulteriori danni a cose e persone. Due poliziotti hanno dovuto ricorrere al pronto soccorso cittadino per lesioni la cui prognosi di sette e cinque giorni.

“Quasi contemporaneamente”, prosegue il leader giuliano del Sappe, “un altro trentenne pluripregiudicato veneziano, condannato per furti aggravati, evasione ed altro, trasferito da poco tempo a Trieste per motivi di sicurezza, con la pretesa di essere trasferito nel carcere veneziano, per protesta, ha sradicato le telecamere di video sorveglianza, immergendole in secchi d’acqua nel locale docce. Nei giorni precedenti, invece, per lo stesso motivo si è reso autore di altri danneggiamenti come rottura di sgabelli e suppellettili vari, rilevatori di fumo, un quadro di tela centenario e altro ancora”.

Per il Sappe “è giunta l’ora di dare un segnale forte alla popolazione detenuta con la chiusura del regime aperto – da sempre ritenuto deleterio per la sicurezza dell’Istituto Coroneo – che altro non ha fatto che ghettizzare le carceri e permettere i detenuti di aggirarsi liberamente nelle sezioni per tutto il giorno”. Il Sappe denuncia la crescita esponenziale degli eventi critici in carcere a Trieste “anche a seguito dell’assegnazione al reparto detentivo dei metal detector, utilizzati per le perquisizioni ordinarie in luogo delle perquisizioni manuali, che rende molto più difficile il ritrovamento di eventuali sostanze stupefacenti introdotte fraudolentemente o di psicofarmaci vari distribuiti in terapia in quanto non rilevabili con detto strumento di controllo”.